Volti finti, guadagni veri: la comica AI che copia gli artisti
Personaggi virtuali accumulano pubblico e promuovono abbonamenti, ma alcuni video sembrano riprodurre battute, gesti e abiti di comici reali senza riconoscerne il lavoro.
Un personaggio virtuale può essere costruito senza usare il volto o la voce di una persona reale, ma il confine cambia quando insieme all’immagine vengono copiati anche i contenuti. È il nodo sollevato da diversi comici statunitensi dopo la comparsa di video attribuiti a Tiffany Sloane, una presunta artista che online raccoglie centinaia di migliaia di follower pur non esistendo nella realtà.
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Un modello artificiale, entrate concrete
Su Reddit alcuni utenti stanno cercando di dimostrare che l’intelligenza artificiale possa essere impiegata per creare figure originali, senza appropriarsi dell’identità o delle esibizioni altrui. Uno di loro ha raccontato di avere parlato con più di 50 persone che gestiscono personaggi virtuali su OnlyFans come attività aggiuntiva e di avere realizzato uno strumento capace di generare influencer privi di volti reali riconoscibili.
Il tema economico, però, resta centrale. Un profilo costruito artificialmente può attirare attenzione, trasformare i seguaci in clienti e accompagnarli verso abbonamenti, prodotti o collaborazioni. Per il pubblico diventa quindi sempre più difficile capire se dietro un account ci sia una persona, un personaggio dichiaratamente digitale o un’identità presentata in modo ambiguo.
Il profilo che porta a OnlyFans
Nel caso di Tiffany Sloane, la biografia non chiariva né l’origine artificiale dei filmati né la provenienza delle battute. Tra i contenuti in evidenza compariva invece un collegamento a un account OnlyFans, particolare che ha rafforzato l’ipotesi di un progetto pensato per promuovere una pagina a pagamento.
Justine Moore ha definito l’operazione un possibile meccanismo promozionale molto efficace, attirando però numerose contestazioni. Le critiche riguardano soprattutto l’eventualità che il successo commerciale del personaggio dipenda da materiale realizzato da comici che non hanno ricevuto né credito né compenso.
Le battute riconosciute dai comici
George Brett Olson ha individuato in uno dei filmati una propria esibizione. «L’intelligenza artificiale mi ha sottratto la battuta e anche i vestiti», ha denunciato il comico statunitense. Nel confronto, oltre alle parole, risultavano sovrapponibili la scansione delle pause, i movimenti, una camicia rosa e persino l’ambientazione alle spalle dell’interprete.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Un episodio analogo è stato riferito da Olivia Carter. Alcuni video avrebbero ripreso gag tratte dai suoi spettacoli per inserirle in filmati con protagoniste artificiali differenti. Dopo una prima rimozione ottenuta grazie alla segnalazione di un amico, altri contenuti simili sarebbero ricomparsi su nuovi profili.
Un fenomeno oltre la comicità
Le battute attribuite a Carter riguardavano soprattutto appuntamenti, relazioni e situazioni legate all’esperienza femminile. Secondo la comica, la scelta non appariva casuale: quei temi erano già stati testati davanti a un pubblico e potevano quindi essere usati per intercettare persone interessate a quel tipo di contenuto.
Il caso rientra in una crescita più ampia degli account gestiti attraverso personaggi generati dall’intelligenza artificiale. Oltre alle comiche virtuali compaiono modelle e influencer costruiti per raccogliere seguaci e indirizzarli verso offerte commerciali o servizi in abbonamento.
Tra gli esempi viene citata Jessica Foster, presentata in rete come una soldatessa statunitense e diventata popolare con pubblicazioni su temi militari, politici e sull’immigrazione. La creazione di un’identità digitale, di per sé, non implica l’uso illecito del lavoro altrui; la questione cambia quando video, battute o prestazioni di artisti reali vengono replicati senza attribuzione.
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