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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Volo verso Tel Aviv, il pilota ferito evita la strage: 174 salvi

Il comandante indiano, accoltellato dal copilota, è riuscito ad aprire la cabina: passeggeri ed equipaggio hanno bloccato l’aggressore prima dell’atterraggio in Arabia Saudita.

Il comandante Smit Machchhar ha riportato ferite gravi, ma la sua reazione ha impedito che il volo FlyDubai FZ1073 finisse in tragedia. Dopo l’aggressione del copilota, il pilota è riuscito a sbloccare la porta della cabina: alcuni passeggeri e membri dell’equipaggio sono entrati, hanno immobilizzato l’uomo e consentito all’aereo di raggiungere l’aeroporto saudita di Tabuk. A bordo c’erano 174 persone, in gran parte israeliane.


La discesa improvvisa accende l’allarme

Il Boeing 737 Max era partito da Dubai nelle prime ore di mercoledì 30 settembre, diretto a Tel Aviv. Dopo circa due ore, l’equipaggio ha trasmesso un segnale di emergenza e il velivolo ha perso 4mila metri di quota in appena 29 secondi, secondo i dati di tracciamento.

La brusca manovra ha provocato danni alla coda dell’aereo, che avrebbe perso una parte della struttura. Arik Zer, ex responsabile della sicurezza dei voli dello Shin Bet, ha riferito a Channel 12 che il danno potrebbe essere stato causato dalla rapidità della discesa, non dall’urto con un oggetto esterno. L’equipaggio ha quindi abbandonato la rotta per l’aeroporto Ben Gurion e ha deviato verso Tabuk, nel nord-est dell’Arabia Saudita.


Passeggeri contro l’aggressore

Secondo la ricostruzione emersa dopo l’atterraggio, il copilota, cittadino dell’Oman, avrebbe impugnato un coltello e colpito Machchhar nel tentativo di provocare lo schianto. Il comandante, nonostante le lesioni, avrebbe aperto l’accesso alla cabina, permettendo l’intervento di alcuni viaggiatori e del personale di bordo.

Un passeggero ha raccontato al premier israeliano Benjamin Netanyahu di essere entrato nella cabina e di aver trovato l’aggressore tra i sedili, mentre nessuno era ai comandi. «L’ho afferrato, bloccato e trascinato fuori», ha spiegato Yaniv, aggiungendo che l’uomo stava cercando di danneggiare i comandi dell’aereo. Altri passeggeri lo hanno poi aiutato a tenerlo fermo mentre il velivolo perdeva stabilità.

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Lo stesso uomo ha riferito di essere tornato ai comandi per tentare di raddrizzare l’aereo, prima che il pilota riprendesse il controllo. I passeggeri hanno descritto urla, sangue nella cabina e la paura di non riuscire a sopravvivere. Una viaggiatrice ha raccontato che, durante i momenti più drammatici, alcuni presenti hanno pregato recitando lo Shema Yisrael.


Netanyahu elogia il comandante

All’aeroporto Ben Gurion, Netanyahu ha incontrato Yaniv e ha riconosciuto il ruolo avuto dai passeggeri nella neutralizzazione del copilota. Il primo ministro ha però attribuito un merito decisivo anche al comandante indiano, sottolineando che la sua capacità di reagire dopo l’accoltellamento ha evitato una catastrofe.

«Nonostante fosse stato accoltellato e gravemente ferito, ha reagito e ha impedito una tragedia in volo. Ha salvato la vita di 174 persone», ha scritto Netanyahu riferendosi a Machchhar. Il ministero degli Esteri israeliano ha definito il pilota un eroe e ha ricordato la collaborazione tra cittadini israeliani, personale emiratino e comandante indiano.

Il ministro della Difesa israeliano ha parlato di un possibile tentativo di attacco jihadista. Un collega del copilota, citato da un’emittente israeliana, ha inoltre riferito che l’uomo pregava molto durante la giornata e rifiutava di stringere la mano alle donne: elementi che, da soli, non chiariscono però il movente dell’aggressione. Il copilota è stato consegnato alla polizia saudita, mentre le autorità hanno seguito le condizioni di salute del comandante.

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