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Attualità 2 min di lettura3 ore fa

Volley senza stampelle, il gesto che costa il posto: cosa ha deciso il giudice

Un operaio infortunato aveva svolto il ruolo di supervisore durante quattro incontri: per il Tribunale di Piacenza la condotta poteva rallentare la guarigione.

Il licenziamento è stato ritenuto legittimo non perché l’operaio fosse necessariamente guarito, ma per il comportamento tenuto durante l’assenza dal lavoro. Secondo il Tribunale di Piacenza, restare per ore in piedi e spostarsi senza stampelle, nonostante le indicazioni dei medici, poteva compromettere il recupero e ritardare il rientro in azienda.


La condotta osservata durante le partite

Nel periodo di infortunio l’uomo aveva partecipato a quattro incontri di pallavolo: il 16, il 22 e il 30 aprile, oltre al 6 maggio 2023. Aveva spiegato di avere svolto soltanto funzioni di supervisione, senza giocare né affrontare attività particolarmente impegnative, alternando brevi camminate a momenti di pausa.

La ricostruzione è stata però ridimensionata dalle testimonianze ascoltate in aula. Un testimone ha riferito di averlo visto passare più volte davanti alla tribuna, senza mai notarlo seduto, con le stampelle o in evidente difficoltà. Un’altra persona, abbonata e presente agli incontri, lo ha descritto «in piedi e in movimento, senza evidenti difficoltà».

Per il giudice, quindi, non si è trattato di una presenza sporadica o puramente passiva. L’operaio sarebbe rimasto a lungo in piedi, camminando ripetutamente e rinunciando agli ausili che gli erano stati indicati dai sanitari.


L’infortunio causato dalla lavatrice

L’incidente era avvenuto l’11 aprile 2023, mentre il dipendente spostava una lavatrice usata del peso di circa 200 chili. L’uomo, tecnico riparatore e installatore, aveva riportato problemi a una spalla e a una gamba.

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Assunto nel gennaio 2018 e poi diventato responsabile dell’area tecnica, manutenzione e assistenza dopo la vendita, il lavoratore aveva parlato delle sue condizioni con il datore il 28 aprile. In quella telefonata aveva riferito di avere ancora forti dolori al polpaccio e di dover evitare di caricare il peso sulla gamba, usando le stampelle. Nel frattempo, la prognosi era stata prorogata.


Perché il licenziamento è stato confermato

La sentenza, firmata dalla giudice Camilla Milani, chiarisce che per giustificare il provvedimento non serviva dimostrare una simulazione completa dell’infortunio. «La rilevanza disciplinare della condotta non postula necessariamente la simulazione integrale dell’infermità», si legge nella decisione.

È bastato accertare, secondo il Tribunale, un comportamento imprudente e non compatibile con una guarigione rapida. La partecipazione alle partite, ripetuta in più giornate, è stata considerata potenzialmente dannosa per il recupero e per il ritorno al lavoro.

A pesare è stata anche la continuità degli episodi. La condotta non è stata valutata come un fatto isolato e, proprio per questo, il giudice ha ritenuto compromesso in modo definitivo il rapporto fiduciario tra il dipendente e l’azienda.

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