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Attualità 2 min di lettura12 ott

Genova, tre anni di abusi: arrestato dopo l’ultima aggressione

La donna sarebbe stata controllata, minacciata e costretta a subire condizioni estreme; per la Procura ricorre anche l’aggravante del dominio sulla vittima.

Una telefonata alla madre ha permesso di interrompere una relazione segnata, secondo l’accusa, da circa tre anni di violenze e controllo. A Genova la polizia ha fermato un uomo di 37 anni dopo l’ennesimo episodio ai danni della compagna, soccorsa in stato di shock e trasferita in ospedale.


La fuga dopo l’ultima violenza

L’allarme è scattato nella notte tra sabato 10 e domenica 11 ottobre, quando la donna ha contattato la madre. Gli agenti delle volanti, arrivati nell’abitazione del quartiere Quezzi, l’hanno trovata con una ciocca di capelli strappata e profondamente scossa.

La vittima ha ricevuto le cure necessarie ed è stata poi dimessa dai sanitari con una prognosi di 15 giorni. L’uomo, bloccato mentre la situazione era ancora in corso, è stato condotto in carcere; l’ipotesi di reato riguarda i maltrattamenti aggravati all’interno del contesto familiare.

Durante l’aggressione, il 37enne avrebbe inoltre minacciato la compagna con una katana. Gli accertamenti hanno stabilito che si trattava di un’arma ornamentale, ma l’episodio ha contribuito alla ricostruzione dell’accaduto.


Freddo, minacce e controllo continuo

Nel corso delle verifiche sono emersi altri presunti episodi. La donna avrebbe dovuto trascorrere alcune notti in inverno con le finestre spalancate e senza coperte, condizioni che, secondo gli investigatori, le avrebbero causato una polmonite bilaterale.

In una circostanza particolarmente grave, l’uomo l’avrebbe lasciata all’esterno dell’abitazione per tutta la notte, impedendole di rientrare dal balcone. Le accuse comprendono anche la minaccia di provocare un’esplosione: il 37enne avrebbe aperto i fornelli per disperdere il gas nell’appartamento.

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Il controllo, sempre secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe arrivato anche nella vita quotidiana della donna. Nell’abitazione sarebbe stato collocato un dispositivo di ripresa occulto in cucina, mentre telefonate e pedinamenti avrebbero riguardato persino il suo luogo di lavoro.


La nuova aggravante contestata

Il pubblico ministero Walter Cotugno ha presentato la richiesta di convalida del fermo per maltrattamenti in famiglia aggravati. La Procura di Genova contesta inoltre una circostanza introdotta dalla nuova legge sul femminicidio.

La disposizione riguarda i comportamenti adottati per affermare controllo, possesso o dominio su una donna in quanto tale. Inserita nell’articolo 572 del Codice penale, prevede un incremento della pena compreso tra un terzo e la metà.

La decisione spetterà ora al giudice, chiamato a esaminare sia la misura cautelare sia gli elementi raccolti dagli investigatori. Sarà inoltre valutata l’applicabilità dell’aggravante alla condotta contestata all’indagato.

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