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Attualità 3 min di lettura8 ore fa

Vino italiano, la forbice si allarga: costi su, valore e export giù

Energia, materiali e trasporti diventano più cari mentre il prezzo del vino cala: nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni hanno perso il 6,2% a valore.

Il vino italiano sta affrontando una doppia pressione: produrre costa di più, ma il prodotto finito vale meno. Nel primo semestre del 2026 le esportazioni sono diminuite del 6,2% a valore, scendendo poco sopra i 3,6 miliardi di euro, mentre i volumi hanno segnato una contrazione del 4%. Sul mercato interno, intanto, la riduzione dei prezzi non ha rilanciato gli acquisti.


Costi in salita, bottiglia in calo

A settembre l’inflazione italiana ha raggiunto il 4,2% annuo, contro il 3,3% di agosto, con un incremento dello 0,7% su base mensile. La spinta principale è arrivata dall’energia: le tariffe regolamentate sono passate dal +18,6% al +25,9%, mentre quelle non regolamentate sono salite dal +17% al +22,2%. Anche gli alimentari non lavorati hanno accelerato, dal +3,8% al +5,5%.

Per il vino, invece, la tendenza è opposta. Le stime preliminari dell’Istat indicano un calo dello 0,3% dei prezzi rispetto ad agosto e del 2,3% su settembre 2025. Le cantine, quindi, si trovano a sostenere rincari per elettricità, gas, trasporti, logistica, materiali per l’imballaggio e prodotti utilizzati nelle lavorazioni senza riuscire a recuperare queste spese attraverso il prezzo finale.


L’allarme delle imprese

La riduzione dei listini non sta producendo una crescita dei consumi abbastanza robusta da compensare la perdita di valore. Per le aziende questo significa avere margini più stretti su entrambi i lati: i costi aumentano, mentre ricavi e quantità vendute non offrono una risposta sufficiente.

«Se tutti i prezzi salgono mentre il valore allo scaffale del vino continua a scendere siamo oltre l’allarme», ha osservato l’Unione italiana vini. Secondo l’organizzazione, il protrarsi di questa situazione potrebbe ridurre l’attività delle imprese e mettere sotto pressione anche l’occupazione e la tenuta economica dei territori vitivinicoli.

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La richiesta a Roma e Bruxelles

Il presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi, chiede misure rivolte soprattutto al costo dell’energia. Tra le proposte figurano un intervento stabile sulle forniture, un rafforzamento delle garanzie pubbliche per rendere più semplice l’accesso al credito e incentivi fiscali destinati agli investimenti per consumare meno e ridurre le spese di produzione.

Frescobaldi ha collegato la richiesta del comparto alla lettera inviata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per affrontare l’accelerazione dell’inflazione. «Alle nostre imprese serve un intervento strutturale sul costo dell’energia», ha detto, indicando nell’Unione europea il livello decisivo per una risposta di lungo periodo. Anche la Commissione europea considera infatti il prezzo dell’energia un problema strutturale per la competitività dell’industria.


Un settore strategico sotto pressione

La difficoltà riguarda un comparto di grande peso per l’economia nazionale. Le stime dell’Osservatorio dell’Unione italiana vini attribuiscono al settore un fatturato di circa 14 miliardi di euro, con il 55% delle vendite realizzato sui mercati esteri. Il saldo commerciale è positivo per 7,2 miliardi e la filiera, considerando anche le attività collegate, coinvolge circa 900 mila persone.

I dati internazionali aggiungono ulteriori segnali di debolezza: gli ordini sono diminuiti in nove dei dieci principali mercati di destinazione. Con il valore che arretra in Italia, i costi che continuano a crescere e le esportazioni in frenata, le cantine chiedono dunque di intervenire sulle condizioni produttive, non soltanto di difendere il prezzo della bottiglia.

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