Vieri, il volo senza ritorno che ha cambiato la sua vita
A 14 anni lasciò l’Australia per inseguire il calcio in Italia: Christian Vieri racconta il distacco dalla famiglia e i giorni più difficili della sua adolescenza.
Per diventare calciatore Christian Vieri affrontò una scelta che, a soli 14 anni, significò separarsi dalla famiglia e lasciare l’Australia. Il viaggio verso l’Italia fu di sola andata, pagato dal nonno, e trasformò il sogno del giovane attaccante in una prova di coraggio e solitudine.
Nel podcast di Gianluca Gazzoli, Vieri ha ripercorso quei giorni spiegando che la decisione maturò quando capì di dover tornare nel Paese d’origine per avere una possibilità nel calcio. La partenza da Sydney fu dolorosa, ma l’arrivo a Pisa segnò per lui un punto di svolta.
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La scelta maturata a 14 anni
Nato a Bologna e cresciuto in Australia dall’età di 4 anni, Christian Vieri si era avvicinato al pallone anche grazie al padre Roberto, ex giocatore dal quale avrebbe ereditato il soprannome Bobo. A un certo punto, però, il ragazzo si convinse che restare lontano dall’Italia avrebbe reso quasi impossibile realizzare la propria ambizione.
«Se vuoi diventare un calciatore devi tornare in Italia, altrimenti non avrai più la possibilità», ha raccontato ricordando il ragionamento fatto allora. Il padre gli lasciò la responsabilità della decisione: «La vita è tua». La famiglia, tuttavia, non aveva il denaro necessario per acquistare il biglietto e fu il nonno, ancora residente in Italia, a intervenire pagando il volo e offrendo ospitalità al nipote.
Il distacco dalla madre fu durissimo
Il biglietto prevedeva una partenza dopo 15-20 giorni e non comprendeva il ritorno. Per quel periodo Vieri visse l’attesa accanto alla madre, consapevole che presto avrebbe dovuto affrontare da solo una nuova vita dall’altra parte del mondo.
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«Ho dormito con mia mamma per 15-20 giorni e ho pianto tutte le sere», ha spiegato. Le lacrime lo accompagnarono anche durante il tragitto da Sydney a Pisa, ma il suo stato d’animo cambiò appena mise piede in Italia: «Come sono atterrato a Pisa ho smesso e non ho mai più pianto».
Lettere e cassette contro la nostalgia
La distanza non cancellò il legame con i genitori, anche se i contatti erano complicati. In assenza di denaro per telefonare, Vieri riusciva a sentirli circa ogni 15 giorni e affidava i propri pensieri alle lettere. La madre, ancora oggi, conserva quei messaggi nel portafoglio.
Per comunicare utilizzavano anche le cassette audio. Il giovane registrava la propria voce e spediva il nastro alla madre; lei faceva lo stesso mentre era impegnata a cucinare. Erano strumenti semplici, ma permisero alla famiglia di restare vicina durante la fase più delicata della separazione.
Quel sacrificio adolescenziale precedette la carriera di Vieri, diventato uno degli attaccanti italiani più conosciuti e affermati. Prima dei gol e della notorietà, però, ci furono una scelta irrevocabile, il pianto per la partenza e la determinazione di un ragazzo pronto a ricominciare lontano da casa.
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