Vertice Ue, due giorni di tensioni: l’energia resta il nodo irrisolto
Leader riuniti a Bruxelles tra competitività, caro energia, Ucraina, migrazioni e rapporti con la Cina, ma senza aspettative di decisioni immediate.
Il tema che rischia di dominare il Consiglio europeo non è soltanto quello formalmente in cima all’agenda, ma il costo dell’energia. I leader dei Ventisette discuteranno di possibili interventi a breve termine, mentre diversi governi chiedono alla Commissione europea proposte più incisive per sostenere industria e competitività.
Il vertice di Bruxelles, in programma su due giornate invece che su una, arriva però senza grandi aspettative sul piano delle decisioni. L’obiettivo dichiarato dagli ambienti diplomatici è soprattutto preparare il terreno per scelte future, su un’agenda ampia che comprende anche Ucraina, difesa, Medio Oriente, migrazioni, bilancio pluriennale e rapporti con la Cina.
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Il caro energia mette tutti d’accordo
La discussione sui prezzi energetici sarà uno dei passaggi più delicati dell’incontro. Sul tavolo ci sono alcune ipotesi della Commissione, tra cui il rinvio di parti delle norme sul metano e una revisione delle regole temporanee sugli aiuti di Stato. I capi di Stato e di governo potrebbero chiedere ulteriori iniziative, pur sapendo che non esiste una soluzione immediata a una questione così complessa.
Il malcontento tra gli Stati membri è evidente. Una fonte diplomatica ha parlato di frustrazione per la mancanza di progressi e ha osservato che, a differenza di quanto accaduto per la crisi dell’auto, Bruxelles non avrebbe prodotto finora idee sufficienti sul fronte energetico. Tra le questioni irrisolte resta anche il sistema europeo di determinazione del prezzo dell’elettricità, legato al costo marginale e spesso a quello del gas, un meccanismo già criticato in passato da Mario Draghi.
Roma cerca margini sui conti
Nel confronto potrebbe entrare anche la richiesta di maggiore flessibilità di bilancio avanzata da Italia e Grecia attraverso lettere inviate alla Commissione. Giorgia Meloni ha già fatto sapere che intende sollevare il tema, benché non compaia formalmente tra i punti dell’agenda del Consiglio europeo.
Il confronto, tuttavia, si annuncia complesso. Da un lato viene riconosciuto lo sforzo dell’Italia per uscire dalla procedura per deficit eccessivo, obiettivo particolarmente impegnativo in presenza di una crescita debole. Dall’altro, alcuni ambienti diplomatici escludono un allentamento generale delle regole del patto di stabilità, considerate ancora recenti, soprattutto alla luce delle tensioni sui mercati obbligazionari. Roma chiede comunque di utilizzare gli spazi già previsti dal quadro vigente, nel quale anche l’inflazione può essere valutata come elemento rilevante.
Il programma si allunga fino a domani
I lavori cominceranno oggi alle 10, dopo l’arrivo dei leader previsto dalle 8.30. La prima sessione sarà dedicata alla competitività, con la partecipazione della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. In seguito si parlerà di energia e, durante il pranzo, degli squilibri macroeconomici globali, formula con cui si fa riferimento soprattutto alle relazioni tra Unione europea e Cina.
Nel pomeriggio è previsto il confronto sul Quadro finanziario pluriennale 2028-34, seguito da una conferenza stampa. La cena sarà invece dedicata all’allargamento dell’Unione e alle riforme necessarie per accogliere nuovi Stati membri. Prima del vertice, i gruppi europei terranno i loro consueti incontri preparatori: Partito popolare europeo, Partito del socialismo europeo e Renew si riuniranno domani mattina, mentre i Patrioti si sono incontrati oggi nella sede del Vlaams Belang a Bruxelles.
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La seconda giornata dovrebbe aprirsi alle 10 con l’intervento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, chiamato a riferire sugli ultimi sviluppi del conflitto. Seguiranno i temi della sicurezza e della difesa, anche in relazione all’aumento degli attacchi ibridi attribuiti alla Russia, quindi il Medio Oriente e le migrazioni. La riunione si chiuderà con una conferenza stampa di Antonio Costa e Ursula von der Leyen.
Meloni prepara due incontri
Prima dell’avvio del Consiglio, Giorgia Meloni copresiederà una riunione degli Amici della Coesione. Domani, insieme a Danimarca e Paesi Bassi, ospiterà invece un confronto informale sulle soluzioni definite innovative per la gestione dei flussi migratori.
Tra le ipotesi figurano strutture per i rimpatri situate in Paesi terzi, modello già seguito autonomamente dall’Italia con i centri in Albania. La Francia non parteciperà all’incontro: secondo quanto riferito in ambito diplomatico, i vincoli costituzionali renderebbero impraticabile per Parigi l’adozione di strutture analoghe. Il timore francese è che il proprio territorio possa diventare più attrattivo per i migranti rispetto agli altri Paesi dell’Unione.
Cina e mercati al centro
Sul versante della competitività, i leader faranno il punto sull’attuazione dell’agenda per un’Europa e un mercato unico, definita dopo il vertice di Alden-Biesen. Sarà esaminato anche l’accordo raggiunto in Consiglio sul pacchetto relativo all’integrazione e alla vigilanza dei mercati, considerato un tassello dell’Unione dei risparmi e degli investimenti.
Il compromesso, però, lascia fuori dalla vigilanza unica dell’Esma due importanti piazze finanziarie: Francoforte e Madrid. A Bruxelles si preferisce sottolineare il risultato raggiunto, mentre la commissaria ai Servizi finanziari Maria Luis Albuquerque ha espresso pubblicamente delusione per il livello di ambizione ritenuto insufficiente.
Durante il pranzo i capi di Stato e di governo discuteranno anche dei rapporti economici con la Cina. Il dialogo con Pechino si è intensificato dopo le missioni del commissario al Commercio Maros Sefcovic, ma parallelamente si valuta se rafforzare gli strumenti di tutela a disposizione dell’Unione, nella direzione indicata da Friedrich Merz ed Emmanuel Macron.
Secondo un alto funzionario europeo, il confronto con la Cina avrebbe già prodotto alcuni risultati. I leader dovrebbero comunque esaminare il lavoro svolto finora e potrebbero chiedere la costruzione di nuovi strumenti comuni, in un Consiglio che punta più a definire il percorso che a chiudere subito le questioni sul tavolo.
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