Varta, il volto umano della guerra: le storie che rischiano l’oblio
La serie documentaria ucraina raccoglie le esperienze di soldati, soccorritori e combattenti prima che il conflitto trasformi le loro vite in ricordi lontani.
Il tempo, in un Paese aggredito da quasi cinque anni, può diventare qualcosa di prezioso e fragile. È da questa consapevolezza che nasce “Varta”, progetto documentario ucraino dedicato alle persone che hanno lasciato professioni, famiglie e aspirazioni per difendere il proprio Paese.
La serie, realizzata dal collettivo cinematografico Neutrino, sarà presentata in Italia con tre dei suoi cinque episodi. L’appuntamento è fissato per giovedì 5 novembre alle 19 al Cinema Arcobaleno di Milano, in una serata curata dall’associazione culturale BORISTENE.
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Non solo fronte, ma persone
“Varta” è composta da cinque film autonomi, ciascuno della durata di circa venti minuti. Il progetto, nato nel 2022, segue militari, piloti, carristi, donne impegnate nei combattimenti e soccorritori, mostrando ciò che esiste oltre le operazioni: l’attesa, la distanza dagli affetti, la paura e perfino i momenti di ironia che resistono nelle situazioni più dure.
Prima dell’invasione su vasta scala, molti protagonisti conducevano vite lontane dall’esercito. Tra loro ci sono stati agricoltori, musicisti, lavoratori ospedalieri e panettieri; alcuni oggi operano in condizioni estreme, altri svolgono interventi chirurgici al fronte. Il conflitto ha imposto loro responsabilità che non avevano scelto, ma che hanno deciso di assumersi.
Nel trailer, una voce femminile riassume questa trasformazione con una frase: «A volte penso che non sia stata io a scegliere: è stata la scelta a fare di me quella che sono». Il tema del coraggio, nei documentari, non coincide quindi con l’idea di eroismo straordinario: riguarda piuttosto persone comuni chiamate a reagire quando la guerra entra nella loro vita.
Tre film per tre prospettive
A Milano saranno proiettati “She”, “Voices” e “Riders on the storm”. Il primo è dedicato alle donne che combattono per l’Ucraina, tra mediche militari, tiratrici scelte e operatrici impegnate sul campo; il secondo raccoglie le esperienze dei soccorritori dopo i bombardamenti; il terzo segue gli equipaggi dei carri armati al fronte e prende il nome da una canzone dei Doors.
Alla serata parteciperanno la produttrice Mariana Shafro e due protagoniste di “She”: Khrystyna, giovane ucraina già paramedica e oggi operatrice di droni, e Rebecca, paramedica statunitense. Dopo la proiezione, il pubblico potrà ascoltare direttamente le loro testimonianze.
“She” è inoltre dedicato a Valentyna, nome di battaglia Valkyria, medica da combattimento uccisa da un attacco con droni insieme al fidanzato durante la lavorazione del film. Non riuscì a vedere il documentario completato; sua madre, quando può, partecipa alle prime proiezioni. La dedica serve a mantenere presente la sua storia anche dopo la morte.
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Un cinema contro l’assuefazione
La regia di Yevhen Matvienko e il lavoro di Mariana Shafro evitano di puntare soltanto sull’impatto delle immagini più crudeli. «Abbiamo scelto di filmare queste storie attraverso quello che chiamiamo un linguaggio dell’amore», ha spiegato Shafro, chiarendo che l’obiettivo è permettere agli spettatori di avvicinarsi ai protagonisti senza chiudersi davanti al dolore.
Il collettivo lavorava insieme alla realizzazione di videoclip musicali prima dell’invasione. Poi il cinema è diventato uno strumento per raccontare ciò che stava accadendo e per conservare la memoria degli amici perduti. La scelta dei personaggi nasce spesso da conoscenze dirette e dalla curiosità verso ciò che facevano prima di imbracciare un’arma o entrare in servizio.
La guerra, racconta Shafro, ha lasciato conseguenze profonde anche nella vita quotidiana. C’è chi ha sostituito la propria casa con mesi trascorsi nelle trincee, chi ha perso un arto e chi affronta turni interminabili negli ospedali. Un militare può rivedere moglie e figli soltanto ogni tre o sei mesi, fino al rischio che un bambino fatichi quasi a riconoscerlo.
La memoria prima del tempo
Girare mentre il conflitto è ancora in corso significa non conoscere la conclusione delle vicende narrate. Alcuni protagonisti potrebbero non riuscire a vedere il film che racconta la loro esperienza. Per questo “Varta” prova a fissare non soltanto gli eventi militari, ma anche i legami, le abitudini e i cambiamenti di una società sottoposta alla guerra.
L’iniziativa ha attirato anche l’attenzione del ministero dell’Istruzione ucraino, interessato a portare i documentari nelle scuole. L’intento è far comprendere agli studenti la brutalità del conflitto e mostrare i volti di chi ha combattuto per proteggerli, con la speranza che le nuove generazioni riconoscano il valore della pace.
Secondo Svitlana Tereshchenko, fondatrice e presidente di BORISTENE, il progetto non vuole concentrarsi sulle battaglie o sulle distruzioni, ma sulle persone e sui loro desideri. «Non è un film sulle battaglie o sulle distruzioni: è un racconto delle persone, con i loro sogni e le loro speranze», ha detto presentando la serata milanese.
La stessa idea emerge dal racconto di un ucraino di trentadue anni ricordato da Tereshchenko: prima dell’invasione studiava relazioni internazionali e lavorava come barista, poi si è arruolato nel 2022, ha passato due anni in trincea e ha perso una gamba. Ai ragazzi che incontra non propone slogan, ma consigli semplici: vivere pienamente, amare, viaggiare e comprendere che la libertà può richiedere, in determinate circostanze, la disponibilità a difendere il proprio Paese.
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