Vannacci sfida Meloni: il voto sul gas russo diventa un caso
La premier mette sotto pressione l’area dell’ex generale mentre Fratelli d’Italia diffonde un dossier sui costi e sugli effetti di un ritorno alle forniture da Mosca.
«L’Europa è masochista»: Roberto Vannacci accompagna così il voto favorevole dei suoi sostenitori alla risoluzione sul conflitto energetico. Il passaggio parlamentare non cancella però i distinguo del generale, ormai al centro di una pressione politica che Giorgia Meloni ha scelto di rendere pubblica.
La presidente del Consiglio ha chiesto in Aula «quali interessi difendano» i vannacciani. Il riferimento è alla posizione di Futuro Nazionale, considerata da Fratelli d’Italia troppo indulgente verso Mosca, mentre il governo prova a capire se l’ex generale intenda assumere una linea autonoma anche sui rapporti con la Russia.
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Il distinguo di Vannacci non chiude il caso
La formazione dell’ex generale aveva concentrato la propria condanna sugli attacchi alle raffinerie russe. Il documento sostenuto dal centrodestra, invece, allarga il tema e propone una sospensione delle operazioni contro le infrastrutture energetiche presenti sia in Russia sia in Ucraina.
Il voto dei rappresentanti vicini a Vannacci è quindi arrivato, ma senza una piena adesione alla linea della maggioranza. Il giudizio sull’Europa, definita «masochista», conferma la distanza su un dossier nel quale Meloni vede anche un possibile banco di prova per le alleanze politiche dell’ex militare.
Il dossier contro il ritorno del gas
A rafforzare l’iniziativa parlamentare è stato un documento preparato dall’ufficio studi di Fratelli d’Italia e inviato agli eletti del partito. L’obiettivo era contestare l’idea che la ripresa degli acquisti di gas russo garantirebbe automaticamente bollette più basse.
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Secondo l’analisi, un riavvio delle forniture non produrrebbe un calo dei prezzi almeno per diversi anni e finirebbe soprattutto per aumentare le entrate di Mosca. La tesi viene utilizzata per rispondere a chi propone di riaprire quella strada come soluzione al problema dei costi energetici.
Meloni alza il livello dello scontro
Nel passaggio più netto delle sue comunicazioni al Senato, prima del vertice dell’Unione europea, Meloni ha definito molto rischiosa l’intesa sul gasolio russo annunciata da Donald Trump. A suo giudizio, una simile scelta potrebbe contribuire a legittimare Vladimir Putin.
La premier, che in passato aveva confermato il sostegno italiano a Kiev usando toni più prudenti nei confronti del presidente degli Stati Uniti, ha collegato il tema energetico alla battaglia interna alla maggioranza. L’iniziativa sarebbe stata sollecitata da Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario e collaboratore politico di Meloni, con l’intenzione di portare allo scoperto le posizioni attribuite a Vannacci.
Lucio Malan ha poi trasmesso ai gruppi di Fratelli d’Italia il testo della seconda risoluzione, precisando che non era alternativa a quella principale e che affrontava un punto specifico. Ufficialmente il bersaglio era il Campo Largo; sul piano politico, il confronto serviva invece a mettere in evidenza il presunto orientamento filorusso dell’ex generale.
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