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Attualità 4 min di lettura56 min fa

Usa, Trump rischia di perdere Camera e Senato

Il voto del 3 novembre può cambiare gli equilibri parlamentari e ridurre il margine d’azione della Casa Bianca

I democratici possono conquistare entrambe le Camere del Congresso nelle elezioni del 3 novembre. Per Donald Trump, una sconfitta su questo doppio fronte ridurrebbe drasticamente la capacità di portare avanti il proprio programma.

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Gli effetti di una doppia vittoria

Con una maggioranza democratica sia alla Camera sia al Senato, l’agenda legislativa della Casa Bianca verrebbe quasi bloccata. Per approvare le leggi necessarie al funzionamento dello Stato, Trump dovrebbe cercare continuamente accordi con l’opposizione.

Cambierebbe anche il destino delle nomine presidenziali. I candidati scelti per i tribunali federali non avrebbero più un percorso scontato nelle audizioni del Senato, mentre le commissioni parlamentari passerebbero sotto il controllo democratico e potrebbero avviare un esame politico e giudiziario degli anni di governo trumpiano.

Tra i collaboratori che potrebbero finire al centro di questa revisione figurano Pete Hegseth, Robert F. Kennedy e Todd Blanche. Dalla Camera, inoltre, potrebbe partire un nuovo procedimento di impeachment contro Trump. Per rimuovere il presidente servirebbe però il sostegno dei due terzi del Senato, una soglia che i democratici non raggiungerebbero.


Camera democratica, Senato repubblicano

Un successo limitato alla Camera produrrebbe conseguenze diverse. I democratici sceglierebbero il presidente dell’assemblea, determinerebbero il calendario dei lavori e guiderebbero le commissioni, con la possibilità di aprire indagini e rallentare l’approvazione di bilancio e imposte.

Trump conserverebbe il diritto di veto e potrebbe affidarsi maggiormente a decreti e ordini esecutivi. Il Senato repubblicano, invece, garantirebbe ai giudici federali indicati dal presidente audizioni rapide e, nella maggior parte dei casi, un’approvazione agevole.

Con meno spazio per l’azione interna, la Casa Bianca avrebbe maggiore libertà sul versante internazionale, dove i poteri presidenziali sono più estesi. Tra gli obiettivi di Trump resterebbero la conclusione della guerra in Ucraina e il superamento della minaccia nucleare iraniana.


Un voto ancora aperto

Fino a pochi mesi fa, l’ipotesi ritenuta più plausibile prevedeva una Camera ai democratici e un Senato ancora repubblicano. Per ribaltare quel quadro, i democratici avrebbero dovuto difendere quattro seggi già in loro possesso — Georgia, Minnesota, New Hampshire e Michigan — e conquistarne altri quattro tra Maine, North Carolina, Alaska, Texas, Ohio e Iowa.

Il compito sembrava particolarmente difficile negli Stati in cui Trump aveva prevalso nel 2024 con oltre 20 punti di vantaggio. Ora, invece, i sondaggi descrivono gare equilibrate in molti di quei collegi, alimentando la possibilità di un risultato più ampio per l’opposizione.

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Le risorse repubblicane cambiano direzione

Un segnale arriva anche dalle decisioni finanziarie dei repubblicani. Pur disponendo di più risorse rispetto ai democratici, il partito sta spostando somme rilevanti dalle campagne pensate per conquistare seggi a quelle destinate a difendere le posizioni già controllate.

Texas, Ohio, Iowa e Mississippi, considerati fino a poco tempo fa territori solidamente conservatori, sono diventati tappe della frenetica campagna di Trump. Anche il Kansas, che non elegge un senatore democratico dal 1932, non viene più considerato del tutto sicuro per i repubblicani.

La mobilitazione del presidente, ormai ottantenne, riflette il timore che alcune roccaforti possano cedere. A pesare sono anche la sua impopolarità e le difficoltà economiche legate alla guerra in Iran, che ha provocato una crisi energetica globale destinata, secondo l’analisi proposta, a non risolversi in poche settimane.


Il precedente della carriera di Trump

La prudenza resta necessaria perché la storia politica di Trump è stata segnata da ritorni inattesi. Nel 2016 riuscì a ottenere la candidatura repubblicana e a battere Hillary Clinton, nonostante l’assenza di esperienza istituzionale e il percorso atipico che lo aveva portato dalla televisione alla politica.

Dopo la sconfitta elettorale e l’assalto al Congresso da parte dei suoi sostenitori, tornò comunque alla Casa Bianca quattro anni più tardi. Questa capacità di recuperare consenso impedisce di escludere una nuova rimonta, anche se i dati disponibili la rendono oggi poco probabile.

Trump ha ottant’anni e non può essere rieletto per un terzo mandato. Tra due anni dovrà lasciare la presidenza; nel frattempo, oltre alla successione del movimento da lui creato, dovrà affrontare il rischio di nuove indagini contro di sé e contro la propria famiglia qualora i democratici tornassero al potere.

Un eventuale arretramento alle urne potrebbe quindi segnare l’inizio della fase finale della sua presidenza: un capo della Casa Bianca indebolito, alle prese con più crisi e privo del sostegno parlamentare del suo stesso partito.

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