Spagna, Sánchez rischia il governo malgrado la crescita
Il voto del 29 novembre arriva tra buoni indicatori economici, accuse di corruzione e difficoltà su casa e governabilità.
Pedro Sánchez rischia di perdere il governo spagnolo alle elezioni del 29 novembre, nonostante una crescita economica superiore a quella delle principali economie dell’eurozona.
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Il nodo della fiducia
Per gli elettori, l’aumento del prodotto interno lordo non è l’unico criterio di giudizio. Contano anche affidabilità, trasparenza e capacità di assicurare condizioni di vita più autonome. È su questa distanza tra indicatori generali e percezione quotidiana che si gioca buona parte del voto.
Il dibattito è stato aggravato dalle inchieste per presunta corruzione, che non equivalgono a condanne ma hanno comunque indebolito Sánchez. Javier Cercas ha contestato al premier il ricorso alla denuncia di complotti e agli attacchi contro chi esercita controlli sul potere; allo stesso tempo, lo scrittore difende l’accoglienza degli immigrati e respinge il nazionalpopulismo. Criticare gli errori della sinistra, secondo questa impostazione, non significa sostenere la destra radicale.
La campagna elettorale è inoltre segnata dalla tragedia ferroviaria avvenuta ieri, la seconda di questo tipo in pochi mesi. L’incidente ha riportato la Spagna sulle prime pagine internazionali e ha aggiunto un elemento doloroso alla fase che precede il voto.
Numeri positivi e meriti condivisi
I dati macroeconomici restano favorevoli. Il Pil spagnolo è aumentato del 3,7 per cento nel 2024 e del 2,6 nel 2025; per il 2026 la Banca di Spagna stima un’ulteriore espansione del 2,6 per cento. Il risultato supera quello delle maggiori economie dell’area euro, ma non può essere attribuito interamente all’esecutivo.
Alla crescita hanno contribuito aziende, lavoratori, finanziamenti europei e una struttura produttiva adatta alle condizioni del periodo. Secondo Funcas, quasi metà dell’incremento registrato tra il 2022 e il 2025 dipende dall’aumento della popolazione, legato soprattutto all’immigrazione.
Immigrazione e occupazione
Il Fondo monetario internazionale calcola che i nuovi residenti abbiano spiegato circa tre quarti dell’incremento dell’occupazione nello stesso arco temporale. In una società che invecchia, i lavoratori arrivati dall’estero sostengono produzione, consumi e contributi previdenziali.
La Banca di Spagna ha rilevato effetti positivi anche sul prodotto per abitante. L’aumento della popolazione, quindi, non ha soltanto ampliato le dimensioni complessive dell’economia. Anche il costo più contenuto dell’energia rinnovabile ha sostenuto l’industria, mentre sono cresciute le esportazioni di servizi diversi dal turismo.
Salari più alti, casa lontana
Tra il 2020 e il 2025, le retribuzioni medie lorde equivalenti a tempo pieno sono salite di circa il 27 per cento in Spagna, contro il 20 per cento dell’Italia, secondo le serie dell’Ocse. Nello stesso periodo i prezzi al consumo sono aumentati di circa il 22 per cento nel Paese iberico e del 21 per cento in Italia.
Una volta considerata l’inflazione, il potere d’acquisto medio è cresciuto di quasi il 4 per cento in Spagna, mentre in Italia ha registrato una contrazione vicina all’uno per cento. Si tratta di valori medi, che non descrivono la condizione di ogni lavoratore, ma indicano che la ripresa spagnola ha raggiunto anche gli stipendi.
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Il miglioramento non ha però risolto il problema dell’abitazione. Un giovane può ottenere un contratto più stabile e restare comunque escluso dal mercato della casa. Il Fondo monetario internazionale segnala che nelle zone più richieste prezzi e canoni sono aumentati più rapidamente dei redditi; inoltre, il costo di acquisto di un immobile non viene misurato dall’inflazione ordinaria come accade per pane o elettricità.
La proprietà è diffusa in entrambi i Paesi: riguarda circa il 74 per cento degli spagnoli e il 77 per cento degli italiani. Queste quote, tuttavia, includono i figli adulti che vivono ancora nell’abitazione familiare. Perciò descrivono la situazione del nucleo, non l’indipendenza economica dei singoli.
Quando occupazione, popolazione e domanda aumentano più rapidamente dell’offerta abitativa, i vantaggi si distribuiscono in modo diseguale. I proprietari vedono crescere il valore del patrimonio, mentre chi cerca un affitto può assorbire con il canone gran parte dell’aumento salariale.
Le difficoltà del governo
La riforma del lavoro resta uno dei risultati rivendicabili da Sánchez. Dall’inizio del 2022, la quota di occupazione temporanea è diminuita di oltre dieci punti percentuali secondo una valutazione della Commissione europea. La precarietà non è scomparsa, ma il dato mostra che una maggiore stabilità contrattuale può accompagnarsi alla crescita dell’occupazione.
Anche i fondi europei hanno sostenuto l’economia, sebbene non rappresentino una spiegazione esclusiva del divario con l’Italia. Il PNRR ha finanziato entrambi i Paesi; il governatore della Banca d’Italia, nelle considerazioni del maggio scorso, ha stimato che le spese già effettuate abbiano aumentato il livello annuo del prodotto italiano di quasi un punto percentuale in media tra il 2021 e il 2025.
Sul piano politico, la maggioranza parlamentare frammentata ha ridotto il margine d’azione dell’esecutivo. Dall’avvio della legislatura nel 2023, il governo non ha presentato alle Cortes un nuovo progetto di bilancio e lo Stato opera con la proroga dei conti precedenti, che in Spagna non ha una scadenza automatica.
Il confronto con l’Italia rende l’anomalia più evidente: l’articolo 81 della Costituzione limita da noi l’esercizio provvisorio a quattro mesi. La permanenza al governo senza una maggioranza stabile pesa quindi sulla trasparenza e sulla legittimità politica, anche quando i dati economici rimangono positivi.
A complicare ulteriormente la posizione del premier sono arrivati la condanna a 24 anni di carcere per José Luis Ábalos, ex ministro dei Trasporti e figura di rilievo del partito, e la crisi di Ceuta dell’estate. In quell’occasione circa 80.000 migranti raggiunsero l’enclave, offrendo alla destra radicale un argomento per chiedere la precedenza degli spagnoli nell’accesso a sussidi e all’edilizia popolare.
I sondaggi indicano la possibilità di una maggioranza composta dal Partido Popular e da Vox. La domanda per Sánchez non riguarda soltanto la capacità di far crescere il Paese, ma anche quella di trasformare l’espansione economica in autonomia abitativa, sicurezza materiale e fiducia nelle istituzioni.
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