Brasile, Lula rilancia la risposta al fronte di Trump
La vittoria viene indicata come un segnale per un fronte antifascista internazionale contro guerre e disuguaglianze
La vittoria di Lula in Brasile viene presentata come un incoraggiamento per chi vuole contrastare il fronte politico guidato da Donald Trump e costruire un’alternativa internazionale. L’analisi collega il risultato brasiliano alle proteste italiane contro il governo Meloni e alle prossime mobilitazioni sindacali.
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Le proteste contro il governo
Secondo l’autore, l’opposizione al governo italiano non nasce da complotti stranieri, ma dal crescente malcontento verso le politiche di Giorgia Meloni e della maggioranza. Le manifestazioni già svolte e quelle annunciate per il 30 ottobre e il 20 novembre vengono indicate come espressione di una protesta sociale destinata a proseguire.
Nel testo si invita a mantenere una linea ferma ma pacifica, utilizzando gli strumenti previsti dalla Costituzione. L’autore precisa inoltre che le Forze dell’ordine non dovrebbero essere considerate il bersaglio della mobilitazione, distinguendo tra la rabbia verso le decisioni politiche e il ruolo di chi garantisce l’ordine pubblico.
La stessa opposizione, secondo questa lettura, potrebbe emergere anche alle elezioni. Per ottenere un risultato diverso, il cosiddetto campo largo dovrebbe evitare alleanze con Matteo Renzi e con altri esponenti giudicati incompatibili con un programma centrato sul rifiuto della guerra, del riarmo, delle disuguaglianze e dei crimini contro la popolazione palestinese.
Il caso Siher e le accuse
L’articolo respinge le ricostruzioni che attribuiscono a Youssef Siher un ruolo strategico negli scontri e nei saccheggi. L’autore osserva che la pagina internet indicata nelle accuse sarebbe stata aperta dopo gli incidenti e considera quindi priva di fondamento l’ipotesi secondo cui il giovane giornalista e ricercatore avrebbe organizzato quelle proteste.
Viene contestato anche il ragionamento della dottoressa Crupi, ritenuto basato soprattutto sul carattere rivoluzionario dei contenuti attribuiti a Siher. Nel testo si denuncia il rischio che la semplice evocazione della rivoluzione venga trattata come una prova di pericolosità penale.
Critiche vengono rivolte pure a Carlo Nordio, descritto come severo con le persone più vulnerabili e indulgente verso i gruppi economicamente più forti. L’autore collega questa impostazione alla possibilità di applicare misure detentive anche nei confronti di minorenni accusati di attività considerate sovversive.
La lettura internazionale
L’analisi allarga poi il discorso oltre l’Italia e interpreta la fase attuale come il risultato della crisi del predominio statunitense, messo in discussione dall’ascesa della Cina e dei Paesi Brics. A giudizio dell’autore, la perdita di forza delle potenze occidentali alimenterebbe il ricorso alla guerra e a politiche autoritarie.
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Nel testo il potere sarebbe concentrato nelle mani di poche grandi aziende tecnologiche e di miliardari privi, secondo questa impostazione, di attenzione per le conseguenze umane delle loro scelte. Questi interessi economici vengono indicati come il sostegno politico di Trump, Benjamin Netanyahu e dei governi ritenuti loro vicini, compreso quello italiano.
La denuncia riguarda in particolare la violenza esercitata contro i palestinesi e i cubani, descritti come vittime di strategie differenti per strumenti e intensità, ma accomunate dall’obiettivo di colpire duramente intere popolazioni. L’autore richiama quindi la necessità di difendere la Costituzione italiana e la Carta delle Nazioni Unite, considerate eredità delle lotte antifasciste del Novecento.
Il fronte europeo e le elezioni
Il paragone con gli anni Trenta occupa un altro passaggio centrale dell’articolo. Le dittature di Adolf Hitler, Benito Mussolini e Francisco Franco vengono ricordate insieme al costo umano della Seconda guerra mondiale, mentre Donald Trump, Netanyahu e Javier Milei sono presentati come i riferimenti contemporanei di una nuova destra internazionale.
Per l’autore, la risposta non può limitarsi al voto, anche se i prossimi appuntamenti elettorali avranno un peso rilevante. La priorità indicata è la costruzione di una rete politica e sociale antifascista, capace di agire oltre i confini nazionali e di opporsi alle politiche economiche e militari delle classi dirigenti europee.
L’Europa viene descritta come uno dei principali terreni di confronto. Nel mirino finiscono Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Friedrich Merz, riuniti dall’autore nella formula delle “tre emme”, insieme alla crescita delle destre radicali favorita, a suo giudizio, dalle politiche liberiste e belliciste e dalla debolezza della sinistra.
A quest’ultima viene chiesto di abbandonare il modello associato a Tony Blair e di proporre un programma alternativo alle élite occidentali accusate di sostenere guerre e massacri per conservare il proprio potere. In questa prospettiva, il risultato di Lula in Brasile diventa un possibile punto di partenza per una mobilitazione internazionale più ampia.
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