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Attualità 3 min di lettura54 min fa

Usa, elezioni di metà mandato: pesa il costo della benzina

I democratici puntano a quattro seggi repubblicani, ma il Senato resta incerto in diversi Stati

Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti si terranno martedì, con i democratici in vantaggio nei sondaggi ma ancora lontani dalla certezza di conquistare il Senato. La Camera appare più vicina a un cambio di maggioranza, mentre il voto potrebbe trasformarsi in un giudizio su Donald Trump.

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Il prezzo della benzina al primo posto

L'elemento più significativo riguarda però le priorità degli elettori. La principale preoccupazione degli americani è oggi il costo della benzina, molto più delle conseguenze politiche e internazionali attribuite alla presidenza Trump.

Anche una eventuale sconfitta repubblicana, secondo questa lettura, non sarebbe necessariamente legata all'indebolimento delle alleanze degli Stati Uniti, al sostegno a governi autoritari o al deterioramento del ruolo americano nel mondo. Il malcontento potrebbe dipendere soprattutto dal prezzo del pieno.


I seggi contesi al Senato

Il rinnovo riguarderà 35 dei 100 seggi del Senato. Per ottenere la maggioranza, i democratici dovrebbero sottrarre almeno quattro posti ai repubblicani senza perderne nessuno. La partita è aperta perché molti dei collegi interessati si trovano in Stati dove il Partito repubblicano mantiene una posizione tradizionalmente solida.

Il Texas è tra i casi più delicati per Trump. James Talarico, candidato democratico moderato, affronta Ken Paxton, sostenuto dal presidente e considerato un esponente radicale. La candidatura di Paxton aveva spinto il senatore uscente John Cornyn a non ripresentarsi; George W. Bush, la sua famiglia e lo stratega conservatore Karl Rove hanno annunciato il sostegno a Talarico.

In North Carolina i democratici puntano su un altro seggio repubblicano, mentre in Alaska Mary Peltola tenta di imporsi sul senatore uscente Dan Sullivan. A complicare la corsa di Sullivan c'è la presenza di un candidato indipendente con lo stesso cognome, possibile fonte di confusione per gli elettori.


Gli attacchi nella campagna elettorale

In Alaska Donald Trump ha chiesto di escludere Peltola dalla scheda, accusandola di brogli, e ha sollecitato il dipartimento della Giustizia a non certificare l'esito nel caso di una sua vittoria. Il presidente ha inoltre rilanciato un'inchiesta del New York Times secondo cui i democratici avrebbero incoraggiato l'omonimo di Sullivan a candidarsi per sottrarre voti al senatore repubblicano.

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Il confronto è acceso anche in Michigan e nel Maine. Nel primo Stato i democratici difendono un seggio con Abdul El-Sayed, candidato descritto come brillante ma molto radicale. Nel Maine Graham Platner, populista e progressista, si è ritirato a luglio dopo una serie di scandali, lasciando comunque aperta la contesa.

Il senatore del Texas Ted Cruz ha attaccato El-Sayed sostenendo che, se fosse eletto e assegnato alla commissione sui servizi segreti, «molti americani morirebbero» perché trasferirebbe informazioni riservate ai Fratelli musulmani. L'accusa è stata formulata nonostante El-Sayed non risulti affiliato all'organizzazione. Trump ha indicato Cruz come possibile futuro giudice della Corte Suprema.


Le altre corse in bilico

I democratici possono inoltre insidiare i repubblicani in Ohio. La competizione è diventata inattesa anche in Iowa e, in misura minore, in South Carolina, Alabama e Kansas. In quest'ultimo Stato il candidato repubblicano ha dichiarato che «la situazione economica oggi è la migliore che abbia visto nella sua vita».

Il risultato dipenderà anche dalla capacità dei sondaggi di misurare il voto repubblicano. In passato le rilevazioni hanno spesso sottovalutato il sostegno a Trump, motivo per cui il vantaggio democratico potrebbe ridursi al momento del conteggio.


Il timore di nuove tensioni

Prima di valutare l'esito, i democratici dovranno attendere i risultati effettivi e verificare quanti seggi avranno conquistato o perso. Resta inoltre il timore che una sconfitta possa provocare una reazione istituzionale e politica ancora più dura da parte di Trump.

Il precedente è l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, seguito alle contestazioni sull'esito delle elezioni presidenziali. Nel testo viene evocata la possibilità che il presidente tenti di organizzare una nuova mobilitazione, persino più efficace e pericolosa. La preoccupazione, tuttavia, convive con un dato politico meno legato alla difesa delle istituzioni: per molti elettori il costo della benzina conta più dello stato di diritto e della tenuta delle alleanze democratiche.

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