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Attualità 4 min di lettura2 ore fa

Università, 200 milioni per l’efficienza dal 2028

La bozza prevede anche turnover al 75% e nessun aumento specifico per borse, alloggi e no tax area

La bozza della legge di Bilancio 2027 assegna 200 milioni di euro all’efficientamento energetico di università, enti di ricerca e istituzioni Afam, ma soltanto dal 2028.

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Libri digitali e diritto allo studio

Tra le misure che possono incidere sulle spese degli studenti c’è l’obbligo per gli editori di mettere a disposizione versioni digitali stampabili dei testi universitari. Il prezzo dovrà essere almeno del 50% più basso rispetto all’edizione cartacea.

La bozza contempla anche un’agevolazione fiscale per alcuni contratti di locazione sottoscritti da persone con meno di 36 anni. Non compaiono invece stanziamenti aggiuntivi destinati alle borse di studio, alla costruzione di nuovi posti letto o al potenziamento dei servizi universitari.

L’assenza di risorse mirate arriva mentre gli studenti protestano contro il costo degli affitti e la difficoltà di trovare alloggi accessibili. Il testo non prevede neppure un ampliamento della no tax area collegata all’Isee. Claudio Musico, responsabile nazionale della Flc Cgil per l’università, ha sintetizzato così la posizione del sindacato: «Non c’è una lira in più né per il diritto allo studio né per finanziare l’aumento delle borse».


Come saranno usati i 200 milioni

La somma annunciata dal ministero dell’Università e della Ricerca non confluirà nel finanziamento ordinario utilizzabile liberamente dagli atenei. Il provvedimento lega infatti ogni intervento alla diminuzione dei consumi degli edifici.

Dei 200 milioni complessivi, 130 saranno riservati alle università statali, 55 agli enti pubblici di ricerca e 15 alle istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica, tra cui conservatori e accademie. La gestione passerà dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e dal Gestore dei servizi energetici.

I progetti dovranno garantire una riduzione di almeno il 30% del fabbisogno di energia primaria degli immobili. Le risorse, quindi, non potranno essere spostate verso assunzioni, borse di studio o altre attività ordinarie. L’obiettivo indicato dalla ministra Anna Maria Bernini è ottenere edifici meno costosi da gestire, con risparmi sulle bollette da destinare in seguito alla formazione, alla ricerca e ai servizi.


I 270 milioni già nel sistema

Accanto ai nuovi fondi vincolati all’energia, il governo indica altri 270 milioni che gli atenei potrebbero gestire con maggiore autonomia. Non si tratta però di denaro aggiuntivo: sono somme già comprese nelle risorse del sistema universitario.

Oggi finanziano il programma dei Dipartimenti di eccellenza, istituito nel 2016 per sostenere 180 strutture selezionate attraverso procedure competitive. Al termine del ciclo 2023-2027, la misura non dovrebbe essere rinnovata nella forma attuale.

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A partire dal 2028, gli stanziamenti verrebbero ridistribuiti tra gli atenei per iniziative strategiche dedicate a ricerca, didattica e infrastrutture. Musico ha definito così l’operazione: «Sono soldi che toglie l’università dai dipartimenti di eccellenza e li utilizza per altro, non sono soldi aggiuntivi».


Assunzioni ridotte nel 2027

La manovra interviene anche sulla sostituzione dei professori universitari che lasciano il servizio. Per il 2027 il limite viene fissato al 75% delle cessazioni, mentre dal 2028 dovrebbe tornare la copertura integrale.

In pratica, gli atenei potranno rimpiazzare tre docenti ogni quattro uscite, sulla base delle risorse disponibili per il reclutamento. Le somme non utilizzate a causa delle assunzioni mancanti dovranno essere trasferite allo Stato.

La Flc Cgil ricorda che una regola analoga era stata applicata nel 2025, con un effetto stimato in circa 40 milioni di euro. Per il 2027 il sindacato prevede un’ulteriore riduzione di almeno 40 milioni, anche se questa cifra non è quantificata direttamente nella bozza. Secondo Musico, alla fine dell’anno il numero dei docenti e dei ricercatori di ruolo potrebbe risultare inferiore a quello registrato alla fine del 2026.


Il programma per i giovani ricercatori

Dal 2029 la legge di Bilancio prevede inoltre 15 milioni di euro ogni anno per il Programma nazionale Talenti per la Ricerca. L’intervento dovrebbe selezionare dottorandi ai quali finanziare incarichi annuali dopo il dottorato oppure periodi di ricerca all’estero.

Per i contratti post-dottorato è previsto un cofinanziamento: metà dell’importo spetterebbe agli atenei o agli enti di ricerca. La Flc Cgil considera però la misura insufficiente rispetto alla precarietà del settore, perché non contiene un percorso di stabilizzazione per chi già lavora nelle università.


Le cifre presentate dal ministero

Il ministero ha illustrato il pacchetto come un insieme di interventi capace di aumentare le opportunità per gli studenti. I 200 milioni vengono indicati come risorse ulteriori rispetto ai circa 9,5 miliardi del Fondo di finanziamento ordinario, il principale canale statale per sostenere il funzionamento degli atenei.

Nel calcolo comunicato dal governo rientrano anche i 270 milioni sottratti ai precedenti vincoli di destinazione. La distinzione tra fondi energetici futuri e somme già presenti nel sistema è però decisiva: i primi saranno spendibili soltanto nel 2028 e per lavori sugli edifici, le seconde cambieranno utilizzo dopo la conclusione del programma dei Dipartimenti di eccellenza.

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