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Attualità 3 min di lettura40 min fa

Tinto Brass è morto: una carriera oltre l'erotismo

Un ricordo del cineasta veneziano tra censura, montaggio e opere spesso liquidate con pregiudizio

Tinto Brass è morto il 4 novembre a 93 anni, lasciando una filmografia molto più ampia dell’etichetta di regista erotico con cui è stato spesso identificato. Il suo percorso comprende 26 film, collaborazioni con grandi autori e una lunga ricerca sul linguaggio cinematografico.

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Le risate durante Senso 45

Il 4 aprile 2002, all’Anteo di Milano, Senso 45 venne presentato alla stampa specializzata. In sala, molti critici reagirono con risate ripetute alle scene erotiche; dopo la proiezione, il film fu accompagnato da battute giudicate volgari nei confronti del regista veneziano.

Quelle reazioni, secondo il ricordo di chi assistette alla proiezione, sembravano rivelare più imbarazzo che analisi dell’opera. Brass non realizzò mai film pornografici, nonostante una definizione ancora riproposta in numerose ricostruzioni della sua carriera.


Dalla cineteca al set

Negli anni Cinquanta Brass si trasferì a Parigi, dove frequentò la Cinémathèque con vitto e alloggio come unico compenso. In quel periodo studiò a fondo i film di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, compreso La corazzata Potëmkin del 1925, concentrandosi soprattutto sulle possibilità del montaggio.

Prima di mettersi dietro la macchina da presa, lavorò come assistente di Joris Ivens, documentarista olandese premiato con il Leone d’oro alla carriera al Festival di Venezia nel 1988. Collaborò inoltre con Roberto Rossellini ne Il generale della Rovere e al montaggio di India.


I film prima della svolta erotica

Il debutto nella regia arrivò nel 1963 con Chi lavora è perduto, inizialmente bloccato dalla censura per i riferimenti al disagio giovanile. Il film fu poi autorizzato dopo il cambio del ministro dello Spettacolo, con il passaggio da Alberto Folchi ad Achille Corona.

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Brass proseguì con opere caratterizzate da una critica alla società borghese, tra cui Ça ira, il fiume della rivolta. Nel 1964 diresse Il disco volante, satira con Alberto Sordi, Monica Vitti e Silvana Mangano, mentre Yankee portò il regista nel western all’italiana, con Philippe Leroy e Adolfo Celi.


Le collaborazioni e i titoli più noti

Con Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin realizzò Col cuore in gola, girato a Londra nel 1967 insieme a Guido Crepax e ambientato nel mondo dell’arte ottica. Seguirono L’urlo, Dropout e La Vacanza, quest’ultimo con Franco Nero e Vanessa Redgrave, coppia presente anche nel film precedente.

Nel 1976 arrivò Salon Kitty, ambientato nella casa di appuntamenti berlinese utilizzata dai nazisti per attività di spionaggio. Brass diresse poi Caligola, uscito nel 1979, ma prese le distanze dal risultato dopo gli interventi del produttore Bob Guccione.


La memoria di un incontro

Nel 2000, durante un lungo pranzo romano all’Hotel de Russie, Brass raccontò il proprio rapporto con il cinema e con il montaggio. L’incontro durò più di quattro ore e offrì il ritratto di un autore capace di parlare della settima arte con grande ampiezza di riferimenti.

La sua carriera avrebbe trovato un altro momento importante con Action, nel 1980, e soprattutto con La Chiave, del 1983, tratto dal romanzo di Jun’ichirō Tanizaki e trasferito da Brass nella Venezia della sua immaginazione. Il film, interpretato da Stefania Sandrelli, contribuì a definire l’immagine pubblica del regista, ma non esaurì la varietà del suo lavoro.

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