Undici sì in Aula: l’Umbria fissa le regole sul fine vita
Con 11 voti favorevoli, sei contrari e tre astensioni, l’Umbria ha approvato la propria disciplina sul fine vita.
Con 11 voti favorevoli, sei contrari e tre astensioni, l’Umbria ha approvato la propria disciplina sul fine vita. Il provvedimento, sostenuto da una proposta di iniziativa popolare, arriva dopo quelli già varati in Toscana, Sardegna, Emilia Romagna e Veneto e porta il nome di Laura Santi, la giornalista umbra malata di sclerosi multipla morta il 21 luglio 2025 nella sua abitazione di Perugia dopo essersi somministrata un farmaco.
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Un voto segnato dall’assenza della presidente
Stefania Proietti non ha preso parte alla votazione. La presidente della Regione ha spiegato di ritenere che una materia di tale rilievo debba essere affrontata dal Parlamento, così da assicurare criteri omogenei su tutto il territorio nazionale.
Proietti ha comunque definito significativa l’atmosfera di rispetto maturata dopo la vicenda di Laura Santi, che aveva seguito istituzionalmente quando era assessora alla sanità. Il vicepresidente Tommaso Bori ha invece presentato l’approvazione come un risultato legato a libertà, dignità e civiltà.
Come funzionerà il percorso sanitario
La norma, modificata durante l’esame in Terza commissione, affida alla Regione il compito di organizzare l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita attraverso l’autosomministrazione di un farmaco letale.
Per ciascuna Azienda unità sanitaria locale è prevista una commissione multidisciplinare permanente. Spetterà a questo organismo verificare caso per caso la presenza delle condizioni richieste per accedere alla procedura. La proposta era stata accompagnata da 4.801 sottoscrizioni.
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Il ricordo di Laura Santi resta centrale
Alla seduta hanno assistito Stefano Massoli, marito di Laura Santi, alcuni attivisti dell’associazione Luca Coscioni e Marco Cappato. Nel corso del dibattito il relatore unico Fabrizio Ricci, esponente di Avs, ha indicato il provvedimento come «la legge di Laura Santi», richiamando anche una frase lasciata dalla giornalista: «Qualsiasi vita resta degna di essere vissuta anche nelle condizioni più estreme, ma siamo noi a dover scegliere».
La discussione ha toccato anche il ruolo delle cure palliative, considerate da diversi consiglieri una priorità parallela. Bianca Maria Tagliaferri, di Ud-Pp, ha sostenuto che il servizio sanitario dovrebbe concentrarsi prima di tutto sull’assistenza e sulle cure, invece di accompagnare le persone verso la morte.
Nel suo ultimo video, Santi aveva contestato l’idea che il tema fosse necessariamente divisivo. Per Proietti, il clima emerso in Aula ha rappresentato un segnale importante sul rispetto della dignità umana, della Costituzione, della vita e della persona.
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