Negozi vuoti, il conto per l’Italia arriva a 4,4 miliardi l’anno
La stima di Confcommercio e Istituto Tagliacarne fotografa una rete commerciale in arretramento, con effetti più pesanti nel Mezzogiorno e nei comparti tradizionali.
La trasformazione delle città passa anche dalle vetrine spente e dai locali che restano inutilizzati per anni. Il tema sarà discusso a Bari il 29 e 30 ottobre durante la seconda edizione del forum “inCittà 2026”, dedicato alla vivibilità urbana, alla sicurezza e alla capacità dei territori di restare attrattivi.
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Bari mette al centro le città
L’appuntamento affronterà questioni come l’aumento della pressione immobiliare, lo spopolamento dei centri urbani e il sostegno all’economia di prossimità. Nel confronto sarà esaminato anche il contributo che le diverse istituzioni possono offrire per migliorare la qualità dell’abitare.
Tra gli obiettivi delle proposte in discussione ci sarà quindi il recupero di condizioni capaci di rendere nuovamente vitali gli spazi commerciali. Il fenomeno dei negozi inutilizzati viene considerato un elemento legato più in generale all’equilibrio economico e sociale delle città.
Un costo da 4,4 miliardi annui
Il danno non riguarda soltanto l’aspetto delle strade commerciali. Utilizzando un canone medio annuo di circa 16mila euro, stimato dall’Osservatorio del mercato immobiliare ai valori attuali, la perdita associata a ogni locale non occupato raggiunge circa 116mila euro nell’intero periodo di inutilizzo.
Con una durata media dello sfitto pari a 7,2 anni, il conto complessivo per l’economia italiana viene calcolato in 53 miliardi di euro. La ricaduta annuale è di circa 4,4 miliardi, equivalenti allo 0,2% del Prodotto interno lordo.
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Quasi un negozio su sei è vuoto
La stima realizzata da Confcommercio insieme all’Istituto Tagliacarne colloca nel 2025 il numero dei locali commerciali senza attività intorno a 458mila, pari al 17% dell’offerta nazionale. Il dato indicato nella rilevazione raggiunge 460.466 esercizi, cioè il 16,9% del totale.
La situazione descrive una crisi che interessa soprattutto il piccolo commercio e i servizi, con conseguenze non uniformi sul territorio. La riduzione delle attività aperte alimenta il rischio di una progressiva desertificazione delle aree urbane e dei quartieri.
Sud più esposto, moda in difficoltà
La maggiore concentrazione di locali vuoti si registra nel Mezzogiorno, dove l’incidenza arriva al 19,4%. Il Nord-Est presenta invece il valore più basso tra le aree considerate, con il 13,8%.
A soffrire maggiormente sono alcune categorie del commercio tradizionale. Nei settori dell’abbigliamento, delle calzature e degli articoli per la casa, la quota di negozi sfitti supera il 20%, a conferma delle difficoltà particolarmente accentuate nel commercio non alimentare di dimensione più ridotta.
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