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Attualità 2 min di lettura24 min fa

Un refuso nega per dieci anni l’indennizzo a un 53enne

Assolto dopo 465 giorni in cella, un 53enne ha atteso dieci anni prima di ottenere l’indennizzo riconosciuto

Un errore nella trascrizione del nome ha bloccato per dieci anni i 109 mila euro riconosciuti a un uomo assolto dopo 465 giorni di carcere.

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L’intervento degli avvocati

La vicenda si è sbloccata quando il 53enne, senza casa né documenti, è stato accompagnato allo sportello trevigiano di «Avvocato di strada». I legali hanno esaminato gli atti e ricostruito il percorso amministrativo che aveva impedito il pagamento.

L’avvocata Isabella Arena ha raccontato al Corriere della Sera: «Quando abbiamo letto i documenti non riuscivamo a crederci. Il diritto al risarcimento era stato riconosciuto da un giudice ben due lustri fa. Mancava solo che il nome fosse scritto correttamente».


Il nome trascritto male

Nei provvedimenti necessari a disporre il versamento compariva una lettera in più nel nome dell’uomo. La difformità tra gli atti giudiziari e i suoi documenti anagrafici ha così impedito l’accredito della somma sul conto corrente.

Privo degli strumenti per seguire istanze e procedure, il 53enne non è riuscito a correggere autonomamente quella svista. Nel frattempo ha trascorso circa dieci anni vivendo per strada nella provincia di Treviso, mentre l’indennizzo rimaneva fermo.

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I 465 giorni in carcere

L’uomo, originario del Nord Africa, era stato coinvolto nel 2011 in una vasta indagine antidroga coordinata dalla Procura di Venezia. Accusato di appartenere a una rete di spacciatori, era stato condotto nel carcere di Santa Maria Maggiore.

Dopo quindici mesi il giudice per l’udienza preliminare lo aveva assolto perché non aveva commesso il fatto. Quattro anni più tardi, nel 2016, la Corte d’Appello di Venezia gli aveva riconosciuto 109 mila euro per l’ingiusta detenzione.


Una vita segnata dalla precarietà

Prima dell’arresto aveva già affrontato difficoltà economiche e periodi di forte instabilità, anche durante la permanenza in Italia come immigrato irregolare. La somma stabilita dalla giustizia avrebbe potuto consentirgli di trovare una sistemazione e ripartire.

Secondo Arena, la pratica avrebbe potuto essere risolta con una semplice istanza di correzione. «Per un errore materiale, che si sarebbe potuto correggere con una semplice istanza, una persona ha perso dieci anni della sua vita», ha detto l’avvocata.

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