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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Un imprenditore italiano offriva soggiorni di caccia nella Crimea occupata

La società di Marco Maggi proponeva soggiorni nella penisola occupata; il governo valuta possibili violazioni delle norme europee.

Un tour di caccia organizzato da un imprenditore italiano in Crimea è finito sotto esame per il possibile aggiramento delle sanzioni europee. L’offerta, rivolta soprattutto a clienti italiani, riguardava una penisola controllata dalla Russia dal 2014.

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I controlli sulle attività turistiche

La vicenda è stata segnalata dalla deputata del Partito democratico Lia Quartapelle ed è arrivata all’attenzione del ministero degli Esteri guidato da Antonio Tajani. Il governo ha chiarito che le restrizioni dell’Unione europea vietano i servizi direttamente legati al turismo nelle aree occupate.

Nella risposta a un’interrogazione parlamentare, il sottosegretario Massimo Dell’Utri ha aggiunto che la vendita o la preparazione di pacchetti verso quei territori potrebbe costituire una violazione delle norme comunitarie quando a occuparsene siano cittadini dell’Unione, società registrate in uno Stato membro o attività economiche presenti, anche in parte, nell’Ue.

La questione è stata trasmessa al Comitato di sicurezza finanziaria. Se saranno accertate infrazioni o forme di elusione delle misure restrittive, gli atti potranno essere inviati alla magistratura.


Il pacchetto per la Crimea

L’iniziativa era promossa dalla Russian Tour International, società con sede a San Pietroburgo diretta dall’italiano Marco Maggi. Sul sito, la Crimea veniva presentata senza riferimenti al fatto che il territorio è occupato e senza ricordare che l’annessione russa non è riconosciuta da Italia, Unione europea e comunità internazionale.

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La pagina dell’offerta non è più disponibile, ma l’operatore continua a pubblicizzare battute di caccia in una vasta tenuta situata a 35 chilometri da Sebastopoli. Tra gli animali indicati figurano cinghiali, caprioli, cervi, beccacce, quaglie e tortore, all’interno di una proposta descritta come un contatto diretto con la natura della Crimea.

Il sito della società riportava anche un messaggio di aperta contestazione delle restrizioni: «Ce ne sbattiamo delle scandalose sanzioni Ue».


La posizione di Marco Maggi

Maggi vive in Russia dal 2000 e ha pubblicato un libro intitolato “Russo fino al midollo”. Non risulta attualmente incluso negli elenchi delle persone sanzionate e, secondo gli elementi raccolti, la sua società non intrattiene rapporti con la rete consolare italiana.

In un’intervista del 2024, commentando il carattere autoritario del sistema russo, aveva detto: «Se per libertà si intende quella di organizzare un gay pride, sfilare in piazza con le mutande borchiate, allora in Russia non si può fare».

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