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Attualità 2 min di lettura4 giorni fa

Un graffio quasi invisibile, poi la rabbia: il caso di Yvonne Ford

Una vacanza in Marocco si è chiusa con un decesso per rabbia: la ferita, giudicata banale, non fu curata e la diagnosi è arrivata solo dopo mesi.

Quella che sembrava una piccola abrasione estiva si è trasformata in una tragedia arrivata troppo tardi. Yvonne Ford, 59 anni, è morta l’11 giugno all’ospedale Royal Hallamshire di Sheffield, dopo aver contratto la rabbia in seguito a un graffio ricevuto da un cane randagio durante una vacanza in famiglia in Marocco, nel febbraio 2025.

La vicenda, riportata dal Telegraph e finita anche al centro di un’inchiesta allo Sheffield Medico-Legal Centre, ha già spinto le autorità sanitarie a mettere mano alle procedure ospedaliere. A colpire è soprattutto un dettaglio: per mesi nessuno aveva collegato quella ferita, all’apparenza trascurabile, alla malattia che si sarebbe rivelata fatale.


Il graffio trattato come un nulla

Secondo la ricostruzione fornita dai familiari, Ford non cercò assistenza medica dopo l’episodio sulla spiaggia. Si limitò a detergere il taglio con una salvietta umida, convinta che non ci fosse motivo di preoccuparsi.

La figlia Robyn Thomson ha poi raccontato la storia anche sui social, spiegando che la madre era stata sfiorata “molto lievemente” da un cucciolo e che, in quel momento, nessuno immaginò conseguenze così gravi. La sensazione di trovarsi davanti a un inconveniente banale, invece, ha finito per mascherare il rischio reale.


La diagnosi arrivata troppo tardi

Il quadro clinico è stato ricostruito solo successivamente, quando il decesso è stato collegato alla rabbia. Per la famiglia, il passaggio decisivo è stato proprio l’inchiesta aperta presso lo Sheffield Medico-Legal Centre, che ha riportato in primo piano il nesso tra la ferita in Marocco e la morte avvenuta mesi dopo.

Nel frattempo il caso è diventato oggetto di attenzione anche per l’impatto sulle prassi sanitarie: la sequenza degli eventi ha mostrato quanto una lesione apparentemente minima possa nascondere un pericolo serio, soprattutto se avviene in un contesto in cui il contatto con animali randagi non viene subito considerato un fattore di rischio.

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