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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Ue, guerra in Ucraina: quale ordine dopo il conflitto

Il nodo riguarda il rapporto futuro con Mosca, la sicurezza europea e l’uso coerente del diritto internazionale.

L’Unione europea non ha ancora chiarito quale obiettivo strategico persegua nella guerra tra Russia e Ucraina. Sconfiggere Mosca, restituire a Kiev tutti i territori occupati, garantire la sicurezza ucraina o contenere la potenza russa sono ipotesi diverse, con conseguenze molto differenti.

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Il rapporto futuro con Mosca

Secondo l’autore, il conflitto ha ormai mostrato i limiti dell’idea di un mondo dominato da una sola potenza. Le aspettative occidentali di una rapida sconfitta russa non si sono realizzate: Mosca ha subito costi elevati, ma non è stata esclusa dalla scena internazionale né privata del proprio peso geopolitico.

Anche gli Stati Uniti devono oggi confrontarsi contemporaneamente con Russia e Cina. Donald Trump, richiamandosi alla propria linea politica nazionalista, avrebbe preso atto della fine della fase unipolare. L’Unione europea, invece, continua a richiamare la pace giusta, l’integrità territoriale dell’Ucraina e le garanzie per Kiev senza indicare come intenda convivere con la Russia una volta terminati i combattimenti.

La questione non è soltanto militare. Una deterrenza fondata su un riarmo permanente potrebbe alimentare una spirale nella quale ogni Stato aumenta le proprie capacità difensive, mentre gli altri percepiscono quella scelta come una minaccia e reagiscono nello stesso modo.


Sicurezza indivisibile e alleanze

Il testo richiama la Carta dell’Osce firmata a Istanbul nel 1999 e la Dichiarazione di Astana del 2010. Entrambi i documenti sostengono il principio secondo cui la sicurezza di un Paese non dovrebbe essere rafforzata a spese di quella altrui.

Gli stessi atti riconoscono però a ogni Stato la libertà di scegliere le proprie alleanze. Conciliare questo diritto con la sicurezza indivisibile è il problema politico centrale: occorre evitare sia il veto delle grandi potenze sulle decisioni dei Paesi vicini sia una contrapposizione militare destinata a non avere termine.


Chi decide la linea europea

Resta inoltre aperta la questione della leadership. Non è chiaro se la strategia debba essere definita dal Consiglio europeo, dalla Commissione, dalla Nato oppure da singoli governi, come quelli di Francia, Germania e Regno Unito, che talvolta parlano a nome dell’Europa senza un mandato comune esplicito.

L’autore mette in dubbio anche l’autonomia dell’Unione rispetto agli Stati Uniti. A suo giudizio, la difesa dell’autodeterminazione ucraina dovrebbe essere accompagnata dall’applicazione coerente degli stessi principi in altri casi: dal referendum non attuato nella Grecia guidata da Syriza all’embargo contro Cuba, fino alla cattura di Nicolás Maduro attribuita agli Stati Uniti.

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Il diritto internazionale e i suoi limiti

L’invasione russa dell’Ucraina viene indicata come una violazione del diritto internazionale. Tuttavia, quel diritto perderebbe credibilità se fosse considerato vincolante soltanto per gli avversari e non per gli alleati dell’Occidente.

Nel ragionamento rientrano gli attacchi contro l’Iran, l’occupazione dei territori palestinesi e la situazione di Gaza, definita nel testo un genocidio. Il rischio denunciato è che il ricorso selettivo ai principi trasformi il diritto in uno strumento del più forte.

Per l’autore, il realismo non coincide con l’abbandono delle regole. Significa piuttosto valutare rapporti di forza, mezzi disponibili, costi e conseguenze per individuare condizioni concrete nelle quali il diritto possa essere rispettato.


Una strategia senza uscita

Difendere l’Ucraina, secondo questa analisi, non è sufficiente: occorre indicare anche come interrompere la guerra e quale assetto costruire dopo. Il sostegno garantito da Volodymyr Zelensky e dai governi europei viene giudicato rischioso perché potrebbe lasciare Kiev dentro una strategia priva di sbocchi.

Dopo più di quattro anni di conflitto, le alternative appaiono limitate: proseguire un aiuto militare che l’autore considera sempre più pericoloso oppure proporre accordi che, alla luce degli attuali rapporti di forza, Vladimir Putin non avrebbe ragione di accettare.

La guerra, infine, avrebbe indebolito l’Europa, accentuandone il declino economico e la perdita di peso politico. Per questo l’abolizione del diritto di veto non viene considerata una soluzione: il problema, secondo il testo, non è soltanto decidere più rapidamente, ma assumere decisioni adeguate.

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