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Attualità 3 min di lettura4 giorni fa

Ucraina, perdite record e la svolta che riapre il tema donne

Le cifre diffuse da Tusk e Budanov alimentano l’ipotesi di una mobilitazione più larga, mentre Kiev resta ufficialmente lontana da una coscrizione femminile.

Le donne, almeno per ora, non entreranno nella riforma della leva ucraina. La Verkhovna Rada ha precisato che non esistono né iniziative legislative né discussioni interne su una possibile mobilitazione femminile, nonostante il tema sia tornato a circolare nei dibattiti internazionali e nelle pressioni legate alla tenuta del fronte.


La leva al femminile resta fuori

A riportare il dossier in primo piano sono state anche le parole di Keith Kellogg, generale in congedo ed ex inviato speciale dell’amministrazione Trump per Ucraina e Russia, secondo cui Kiev dovrebbe coinvolgere le donne perché «combattono bene quanto gli uomini». Nello stesso periodo, il Telegraph ha raccontato il servizio militare femminile come un successo per il femminismo, citando una operatrice di droni favorevole alla coscrizione delle donne.

L’ipotesi, però, non è nata adesso. Già all’inizio del 2026 una comandante di unità di droni aveva appoggiato pubblicamente questa linea, dopo che una decina abbondante di donne aveva ricevuto per errore le convocazioni militari. Nei primi giorni di agosto è poi comparsa una petizione per estendere la leva alle donne senza figli, sostenuta dall’ex ministro della Difesa Alekseij Reznikov, che ha sostenuto: «così come Israele, possiamo sopravvivere solo se tutti accettano di dover difendere l’Ucraina […]. Il reclutamento delle donne, raddoppierebbe le nostre risorse per la mobilitazione».


Tusk e Budanov descrivono un fronte sotto pressione

A spingere il dibattito è soprattutto il quadro tracciato da Donald Tusk. Il 17 settembre, intervenendo alla Camera Bassa del Parlamento polacco, il premier ha riferito sulla base di informazioni arrivate dal governo ucraino che il Paese stava perdendo 27.000 tra morti e feriti al mese. Per Tusk, si tratta di «cifre record nel senso più triste del termine per questa guerra» e l’inverno potrebbe trasformarsi in un passaggio drammatico.

Il capo del governo polacco ha attribuito il peggioramento della situazione sul campo alle nuove capacità tecnologiche della Russia, soprattutto ai droni a motore a reazione usati con frequenza crescente dall’esercito russo. Non è però chiaro se quel numero riguardi solo l’estate oppure un periodo più ampio.

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Poche settimane prima, Budanov aveva fornito una valutazione compatibile con quella letta da Tusk. Il capo del gabinetto di Zelensky ed ex direttore del Gur aveva indicato almeno 30.000 persone al mese da mobilitare per sostenere l’urto russo. Le sue stime, insieme a quelle del premier polacco, si allontanano sia dai dati diffusi da Zelensky, che a luglio ha parlato di 50.000 caduti e 400.000 feriti dall’inizio del conflitto nel febbraio 2022, sia dalla narrazione prevalente in Occidente dall’avvio della guerra.


Il nodo politico dietro i numeri

Resta aperta la domanda più politica: perché due tra i maggiori sostenitori dello sforzo bellico ucraino abbiano scelto proprio adesso di rendere visibile una realtà così poco rassicurante. Una possibile chiave sta nella gestione dei rifugiati ucraini in età militare, perché un quadro più pessimista può rendere più accettabili regole più rigide sul loro status nei Paesi europei.

In pratica, il passaggio successivo potrebbe essere quello del rimpatrio forzato di una parte degli uomini riparati nell’Unione europea, con l’obiettivo di rinviarli alla leva. La Polonia è uno dei Paesi più esposti, insieme a Russia e Germania, perché ospita un numero molto alto di profughi ucraini e negli ultimi mesi il malcontento verso di loro è cresciuto.

Budanov, da parte sua, ha ammesso che in Ucraina il ricorso alla mobilitazione forzata suscita irritazione crescente e ha invitato lo Stato a cambiare approccio. Nel frattempo, la viceministra della Difesa Liubov Halan ha annunciato una riforma imminente dei Centri territoriali di reclutamento, mentre Roman Kostenko ha parlato di «modifiche radicali» alle procedure, compreso un possibile abbassamento dei requisiti anagrafici e un modello più esteso di reclutamento.

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