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Attualità 3 min di lettura31 min fa

Ucraina, la partita si sposta a San Pietroburgo: cosa ha deciso Oslo

A Oslo emergono ipotesi per una tregua e nuove garanzie a Kiev, mentre Washington prepara il confronto con Mosca e Trump chiede a Zelensky di chiudere l’intesa.

Il prossimo passaggio della diplomazia sul conflitto ucraino sarà a San Pietroburgo. Steve Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti, è atteso mercoledì 21 ottobre in Russia per sottoporre alla leadership di Mosca le proposte discusse a Oslo con Volodymyr Zelensky e i partner europei.

Sul tavolo sono finite una possibile sospensione parziale delle ostilità, le garanzie per la sicurezza di Kiev e l’ipotesi di un vertice tra Donald Trump, Vladimir Putin e Zelensky. Dai colloqui non è però emersa ancora un’intesa definitiva, soprattutto sui territori e sulle condizioni per fermare la guerra.

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Oslo cerca una formula per la tregua

L’incontro ha riunito Zelensky, Witkoff, il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store e il presidente finlandese Alexander Stubb. Le delegazioni hanno esaminato le condizioni per riaprire un negoziato dopo le recenti tensioni tra Washington e Kiev, affrontando anche gli aspetti militari, economici e politici di un eventuale accordo.

Store ha riferito che i partecipanti intendono proseguire il lavoro comune. Tra gli argomenti affrontati figurano il futuro delle regioni contese, le sanzioni, la ricostruzione economica dell’Ucraina e il nuovo equilibrio della sicurezza europea. Zelensky ha confermato che Kiev è pronta a valutare diverse formule per una cessazione parziale dei combattimenti, purché siano concrete.

Stubb ha parlato di “progressi reali” sia sulle misure immediate sia sui principi di una soluzione più ampia. Il presidente finlandese ha precisato che alcuni elementi emersi in Norvegia saranno portati in Russia, senza tuttavia descrivere il vertice come una svolta conclusiva: “La pace richiede pazienza, ma purtroppo la guerra non aspetta”.


Le garanzie restano il nodo centrale

Uno dei capitoli più delicati riguarda la protezione dell’Ucraina dopo un eventuale accordo. Zelensky ha spiegato che con la delegazione americana sono state valutate più opzioni, compreso un meccanismo ispirato all’articolo 5 della Nato, che prevede la difesa collettiva in caso di attacco.

È stata presa in considerazione anche una versione più limitata di quel modello, definita “articolo 5 leggero”. Si tratta di una formula già comparsa in precedenti discussioni internazionali e sostenuta in altre occasioni anche dall’Italia. Restano da chiarire sia gli impegni concreti sia i Paesi disposti a garantirli.

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Sul futuro dei territori occupati, il presidente ucraino ha sostenuto che le decisioni più rilevanti dovranno essere assunte direttamente dai capi di Stato. Da qui il rilancio di un possibile colloquio a tre con Trump e Putin. Zelensky ha inoltre ribadito che nessun accordo sul destino dell’Ucraina può essere definito senza la partecipazione di Kiev.


Trump alza la pressione su Kiev

Mentre a Oslo si cercava una cornice comune, Trump ha invitato pubblicamente Zelensky ad accettare un’intesa. Il presidente americano ha sostenuto che la Russia sarebbe interessata a chiudere il conflitto e ha chiesto all’Ucraina di mostrare la stessa volontà: “Deve voler mettere fine alla guerra”.

Trump ha aggiunto che Stati Uniti ed Europa hanno già sostenuto costi ingenti e che, senza un accordo, la situazione rischia di peggiorare. Nel suo intervento ha quantificato in “350 miliardi di dollari” gli aiuti forniti da Washington a Kiev.

Nel frattempo, Zelensky ha escluso che l’Ucraina stia perdendo militarmente, pur richiamando il prezzo pagato dalla popolazione: “Non stiamo perdendo la guerra, ma stiamo perdendo vite umane e tempo”. Il presidente ha anche confermato il ripristino della condivisione, da parte americana, delle informazioni necessarie a individuare in anticipo i lanci dei missili balistici russi.


San Pietroburgo attende la risposta russa

La missione di Witkoff rappresenta ora il banco di prova per le proposte elaborate in Norvegia. L’inviato dovrà presentarle alla leadership russa e verificare se esistano margini per trasformare i punti discussi con Kiev e con gli alleati europei in una trattativa più strutturata.

Il coinvolgimento diretto di Trump e dei suoi negoziatori è stato indicato da Stubb come un elemento importante per mantenere aperto il canale diplomatico. Soltanto dopo il passaggio in Russia si potrà capire se l’ipotesi di un vertice tra i tre presidenti potrà avanzare oppure resterà, per ora, una prospettiva politica.

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