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Attualità 4 min di lettura13 ott

Ucraina, il vero rischio senza intelligence Usa: missili e droni

La possibile stretta di Washington colpirebbe sia gli attacchi contro la Russia sia la difesa dagli attacchi aerei, mentre l’Europa dovrebbe colmare lacune difficili da sostituire.

Per l’Ucraina, l’eventuale stop americano alla condivisione di intelligence avrebbe effetti ben oltre la campagna contro le raffinerie russe. Il pericolo più immediato riguarderebbe la capacità di individuare in tempo i lanci missilistici e di organizzare la risposta delle difese aeree, mentre le operazioni in profondità diventerebbero più complesse e rischiose.

La minaccia è stata collegata alla richiesta di Donald Trump a Volodymyr Zelensky di fermare gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe. Durante i colloqui di Miami, gli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner avrebbero prospettato anche la sospensione del meccanismo Purl, che consente ai Paesi europei di finanziare l’acquisto di armi statunitensi destinate a Kyjiv. Per ora, tuttavia, si tratta di un’ipotesi riferita da fonti europee e non della conferma di una nuova interruzione della collaborazione.

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La difesa aerea è il punto più fragile

Le informazioni americane aiutano a rilevare i lanci, stimare la traiettoria dei missili e trasmettere rapidamente gli avvisi alle forze ucraine. In una guerra caratterizzata da attacchi frequenti, anche pochi minuti possono permettere di attivare un sistema intercettore, proteggere un’infrastruttura o mettere al riparo la popolazione.

Kyjiv possiede radar, sistemi antiaerei e proprie fonti informative, oltre al sostegno di altri alleati. La perdita di una rete di sorveglianza importante, però, renderebbe più difficile colmare le lacune già esistenti. Non vorrebbe dire che ogni missile sarebbe impossibile da fermare, ma aumenterebbe l’incertezza e ridurrebbe il tempo disponibile per reagire.


Droni più esposti alle difese russe

L’Ucraina ha costruito una capacità autonoma di attacco a lunga distanza, soprattutto grazie alla produzione nazionale di droni. Per colpire una raffineria, però, non è sufficiente conoscere la posizione dell’obiettivo: occorre individuare anche le batterie mobili russe, prevederne gli spostamenti e scegliere un percorso che riduca la probabilità di intercettazione.

Il contributo statunitense nasce dall’unione di più strumenti: immagini satellitari, intercettazioni di comunicazioni ed emissioni elettroniche, analisi delle informazioni e individuazione degli obiettivi. Il centro di coordinamento di Wiesbaden, in Germania, ha rappresentato un punto di raccordo nel quale ufficiali americani e ucraini confrontavano dati diversi per definire le priorità operative.

Senza quel flusso, le informazioni raccolte dall’Ucraina non sparirebbero e gli attacchi non cesserebbero automaticamente. Sarebbe però più difficile verificare se un bersaglio sia ancora nella posizione segnalata, aggiornare il quadro delle difese e coordinare rapidamente dati provenienti da fonti differenti. Le operazioni potrebbero quindi richiedere più risorse e presentare minori probabilità di successo.

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Armi e informazioni, due pressioni collegate

L’eventuale blocco del Purl aggiungerebbe un problema materiale a quello informativo. Da una parte Kyjiv avrebbe meno dati per anticipare gli attacchi e pianificare le proprie missioni; dall’altra potrebbe incontrare maggiori ostacoli nel procurarsi alcuni sistemi statunitensi, in particolare quelli destinati alla difesa aerea a lungo raggio.

Il sostegno europeo potrebbe attenuare l’impatto, ma non sostituire automaticamente ogni capacità americana. Francia e Regno Unito hanno contribuito alla formazione degli ufficiali ucraini e alla crescita delle strutture operative, mentre Polonia, Paesi baltici e Paesi Bassi hanno fornito competenze tecniche e addestramento in diversi ambiti.


Washington non parla con una sola voce

La pressione esercitata dalla Casa Bianca non significa necessariamente che tutti i settori dell’amministrazione abbiano la stessa posizione sul futuro della cooperazione. Nel marzo 2025, quando la condivisione di intelligence venne sospesa temporaneamente, John Ratcliffe, direttore della Central Intelligence Agency, confermò la decisione ma lasciò intendere che la pausa sarebbe terminata e che i rapporti operativi con gli ucraini sarebbero proseguiti.

Quell’episodio mostra la tensione tra l’uso delle informazioni come strumento di pressione politica e l’interesse strategico a conservare una collaborazione costruita negli anni. Ratcliffe non contestò pubblicamente l’ordine presidenziale e le sue parole non costituiscono una garanzia per il futuro: il peso della sospensione dipenderebbe dai dati esclusi, dalla sua durata e dalle eventuali eccezioni.

La cooperazione occidentale, inoltre, non nasce soltanto dall’impiego di satelliti. La Central Intelligence Agency ha lavorato con l’Ucraina dal 2014, mentre forze speciali britanniche e polacche hanno contribuito alla preparazione degli ufficiali. Nel novembre 2024 Richard Moore, allora alla guida del Secret Intelligence Service, indicò nelle competenze maturate nelle operazioni clandestine una parte essenziale dell’appoggio britannico.

Un’eventuale riduzione americana, dunque, non priverebbe Kyjiv di ogni strumento. Renderebbe però più difficile combinare tempestività, precisione e protezione delle proprie forze: tre elementi decisivi sia per colpire obiettivi in Russia sia per difendere il territorio ucraino.

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