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Attualità 2 min di lettura14 ott

Ucciso a sangue freddo»: il duro affondo al processo Maradona

Fernando Burlando ha chiesto pene fino a 15 anni per il neurochirurgo Leopoldo Luque e assoluzione per il medico Pedro di Spagna.

Fino a 15 anni di carcere per Leopoldo Luque: è la pena più severa sollecitata da Fernando Burlando nell’udienza conclusiva dedicata alle parti civili nel processo sulla morte di Diego Maradona. L’avvocato assiste Dalma e Gianinna Maradona e ha rivolto accuse pesanti all’équipe sanitaria che seguiva l’ex calciatore.

La requisitoria, pronunciata davanti al tribunale di San Isidro, a Buenos Aires, è durata oltre tre ore ed è stata la più lunga e accesa tra quelle ascoltate nella fase finale del dibattimento.

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Le pene richieste per lo staff medico

Per Luque, neurochirurgo, Burlando ha indicato 15 anni di reclusione contestando il reato di omicidio semplice con dolo eventuale. La stessa accusa è stata associata alla richiesta di 12 anni per Nancy Forlini, coordinatrice dell’assicurazione sanitaria Swiss Medical, e di 10 anni per la psichiatra Agustina Cosachov.

Per lo psicologo Carlos Diaz la richiesta è di cinque anni. Quattro anni sono stati invece sollecitati per l’infermiere Ricardo Almiron e per il suo superiore Mariano Perroni, entrambi chiamati a rispondere di omicidio colposo. Come già sostenuto dal pubblico ministero, l’avvocato delle figlie ha chiesto l’assoluzione del medico clinico Pedro di Spagna, ritenuto estraneo alla vicenda.

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L’accusa: segnali ignorati

Nel suo intervento, Burlando ha sostenuto che Maradona fosse arrivato vivo nella casa dove venne assistito, descrivendo quell’abitazione come un luogo inadatto alle sue condizioni. Secondo la sua ricostruzione, i sanitari avrebbero trascurato sintomi e segnali che avrebbero dovuto destare allarme.

«Hanno ucciso un eroe mitologico, un guerriero capace di viaggiare verso l’oblio e la morte e di farvi ritorno a proprio piacimento», ha affermato il legale, accusando lo staff di avere approfittato della salute già fragile dell’ex campione.

Burlando ha poi ribadito la tesi dell’omicidio, sostenendo che non si tratti più soltanto di una posizione avanzata dalla famiglia o dalla parte civile, ma di una conclusione che, a suo giudizio, emergerebbe dalle prove raccolte durante il processo. «È stato assassinato a sangue freddo», ha detto in aula, prima di accusare i medici di avere risposto con indifferenza alle richieste di aiuto provenienti dal corpo di Maradona.

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