Tumore gastrico, la terapia mirata che cambia le prospettive: i numeri
In Italia il tumore dello stomaco continua a essere diagnosticato spesso quando la malattia è già avanzata.
In Italia il tumore dello stomaco continua a essere diagnosticato spesso quando la malattia è già avanzata. Nel 2024 le nuove diagnosi sono state stimate in circa 14mila casi, mentre la sopravvivenza a cinque anni rimane contenuta: 35% tra le donne e 30% tra gli uomini.
Nicola Silvestris, segretario nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica, richiama anche il ruolo dei sintomi iniziali, spesso poco specifici. Calo ponderale involontario, nausea, vomito, senso di sazietà anticipato e dolore nella parte alta dell’addome possono essere scambiati per gastrite, ulcera, reflusso o intolleranze alimentari, ritardando gli accertamenti.
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Una proteina apre una nuova strada
La novità riguarda sonesitatug vedotin, indicato anche con la sigla Sone-Ve. Si tratta di un anticorpo farmaco-coniugato progettato per riconoscere Claudina 18.2, una proteina presente nella mucosa gastrica ma espressa anche da alcune cellule tumorali.
Il farmaco utilizza l’anticorpo monoclonale come vettore: dopo aver individuato le cellule che presentano il bersaglio, vi introduce un potente agente chemioterapico, con un’azione più selettiva. Secondo Silvestris, questo approccio può offrire nuove possibilità a chi ha già affrontato un primo trattamento senza ottenere un controllo sufficiente della malattia.
I risultati dello studio internazionale
I dati arrivano dalla sperimentazione di fase 3 Clarity-Gastric01, presentata a Madrid durante il Congresso 2026 della European Society for Medical Oncology. La ricerca ha incluso persone con adenocarcinoma dello stomaco, della giunzione gastroesofagea o dell’esofago in fase localmente avanzata o metastatica, purché Claudina 18.2 fosse rilevabile in almeno il 25% delle cellule tumorali.
Nel gruppo complessivo, Sone-Ve ha portato a una riduzione del 42% della probabilità di morte rispetto al trattamento lasciato alla scelta dello sperimentatore. La mediana della sopravvivenza globale è salita a 10,6 mesi, contro i 6,4 mesi osservati con l’altra terapia.
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Il vantaggio cresce nelle linee successive
L’effetto è risultato ancora più marcato tra i pazienti trattati dalla terza linea in avanti. In questo sottogruppo, la riduzione del rischio di morte ha raggiunto il 53%, mentre la sopravvivenza mediana è passata da 5 a 10 mesi.
Sara Lonardi, direttrice di Oncologia 1 all’Istituto Oncologico Veneto Irccs di Padova, ricorda che Claudina 18.2 era già stata studiata come bersaglio terapeutico con zolbetuximab. L’utilizzo di quest’ultimo insieme alla chemioterapia aveva prodotto un beneficio limitato, seppur statisticamente significativo. «Sonesitatug Vedotin è la prima terapia diretta contro Claudina 18.2 a dimostrare, in uno studio globale, un beneficio sulla sopravvivenza in questo contesto», ha spiegato Lonardi.
La specialista sottolinea che il risultato è rilevante perché riguarda persone con una prognosi particolarmente difficile dopo il fallimento della cura iniziale. L’allungamento della sopravvivenza mediana supera infatti i quattro mesi rispetto al trattamento di confronto.
Il test diventa decisivo
Per Lonardi, i dati potrebbero modificare il modo di affrontare i tumori con espressione di Claudina 18.2. In Italia è già partito Clarity-Gastric02, studio dedicato alla valutazione di Sone-Ve come trattamento iniziale.
L’indicazione degli esperti è di verificare la presenza della proteina fin dall’avvio del percorso oncologico in tutti i pazienti con carcinoma gastrico avanzato. L’esame potrebbe infatti individuare in anticipo chi è candidabile a una strategia mirata e ampliare le opzioni disponibili dopo le prime terapie.
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