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Attualità 2 min di lettura22 ore fa

Tumore dello stomaco, la terapia mirata allunga la sopravvivenza: i dati

Nel 2024 in Italia sono stati stimati circa 14mila nuovi casi di tumore dello stomaco, ma meno del 20% delle diagnosi arriva nelle fasi iniziali.

Nel 2024 in Italia sono stati stimati circa 14mila nuovi casi di tumore dello stomaco, ma meno del 20% delle diagnosi arriva nelle fasi iniziali. La sopravvivenza a cinque anni resta pari al 35% tra le donne e al 30% tra gli uomini, secondo Nicola Silvestris, segretario nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom).

Tra i motivi dei ritardi ci sono sintomi iniziali poco specifici: dimagrimento involontario, nausea, vomito, senso di sazietà anticipato e dolore nella parte alta dell’addome possono essere scambiati per gastrite, ulcera peptica, reflusso gastroesofageo o intolleranze alimentari. «Questi segnali possono facilmente essere attribuiti a disturbi comuni», ha spiegato Silvestris, richiamando il rischio di sottovalutazioni e accertamenti tardivi.

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Un farmaco che colpisce il tumore

Sonesitatug vedotin, indicato anche con la sigla Sone-Ve, è un anticorpo farmaco-coniugato diretto contro Claudina 18.2, proteina presente nella mucosa dello stomaco. Il principio attivo utilizza un anticorpo monoclonale per individuare le cellule tumorali che esprimono questa proteina e rilasciare al loro interno un potente agente chemioterapico.

«Si aprono così nuove prospettive per la cura di questi pazienti, che hanno già ricevuto una prima linea di terapia», ha affermato Silvestris. Il trattamento si rivolge dunque a una popolazione che dispone di opzioni più limitate dopo il fallimento della terapia iniziale.


Il vantaggio emerso dallo studio

I risultati di Clarity-Gastric01 sono stati illustrati a Madrid, durante il Congresso 2026 della Società europea di oncologia medica. La sperimentazione internazionale di fase 3 ha incluso persone con adenocarcinoma dello stomaco, della giunzione gastro-esofagea o dell’esofago in fase localmente avanzata oppure metastatica, purché Claudina 18.2 fosse presente in almeno il 25% delle cellule malate.

Nel gruppo complessivo, Sone-Ve ha abbassato del 42% il rischio di morte rispetto al trattamento lasciato alla scelta dello sperimentatore. La durata mediana della sopravvivenza globale è arrivata a 10,6 mesi, contro i 6,4 mesi registrati con l’alternativa di confronto.

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Dalla terza linea il dato più netto

L’effetto è risultato ancora più marcato nei pazienti che avevano già raggiunto la terza linea terapeutica o una fase successiva. In questo sottogruppo la probabilità di morte è diminuita del 53%, mentre la sopravvivenza mediana è salita da 5 a 10 mesi.

Sara Lonardi, direttrice di Oncologia 1 all’Istituto Oncologico Veneto Irccs di Padova, ha ricordato che Claudina 18.2 era già stata utilizzata come bersaglio con zolbetuximab. In quel caso, l’impiego insieme alla chemioterapia aveva prodotto un beneficio contenuto, seppure statisticamente significativo; Sone-Ve ha invece mostrato per la prima volta un miglioramento della sopravvivenza nelle seconde linee e in quelle successive.


Ora si guarda alla prima linea

Secondo Lonardi, i risultati potrebbero modificare l’approccio terapeutico nei pazienti con espressione di Claudina 18.2. La ricercatrice ha inoltre segnalato l’avvio in Italia di Clarity-Gastric02, studio destinato a valutare Sone-Ve già all’inizio del percorso di cura.

L’oncologa considera quindi importante verificare fin dalla diagnosi l’eventuale presenza della proteina in tutti i casi di carcinoma gastrico avanzato. Questo esame, ha sottolineato, può individuare ulteriori possibilità di trattamento per i pazienti.

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