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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Tso, il nodo che riapre il dibattito sulla legge 180

Le ultime decisioni della Corte costituzionale rafforzano le garanzie legali, mentre crescono le richieste di ripensare il sistema della salute mentale.

Le recenti pronunce della Corte costituzionale hanno ampliato le garanzie per le persone sottoposte a trattamento sanitario obbligatorio. Dopo la sentenza 76/2025, che ha riconosciuto il diritto a essere ascoltati dal giudice tutelare e a ricevere la notifica del provvedimento, la sentenza 157/2026 stabilisce che la procedura non può proseguire senza assistenza legale. Se manca un avvocato scelto dall’interessato, il giudice dovrà nominarne uno d’ufficio per la convalida o l’eventuale proroga.


Le garanzie cambiano il Tso

Secondo Germano Fiore, questo passaggio sta trasformando il Tso, almeno nella fase successiva alla sua esecuzione, in una procedura sempre più vicina a un atto di polizia giudiziaria. Nei reparti per acuti, osserva, rischia così di svilupparsi una sorta di procedimento parallelo, nel quale medici e infermieri si trovano a gestire compiti che assomigliano a quelli di un ufficio giudiziario.

Il problema, nella sua analisi, non riguarda soltanto ciò che avviene dopo il ricovero. Le maggiori difficoltà emergerebbero prima dell’intervento, quando sanitari e forze dell’ordine devono coordinarsi e non sempre è chiaro a chi spettino le diverse responsabilità. Il caso di Fakir, avvenuto a Bologna, viene indicato come esempio delle tensioni che possono derivare da questo intreccio di ruoli.


Una legge da aggiornare

Fiore sostiene che, pur mantenendo ferme le protezioni previste per i pazienti, sia arrivato il momento di discutere una revisione della legge 180/1978. A suo giudizio, quasi mezzo secolo di applicazione ha dimostrato l’efficacia della riforma, ma anche alcuni limiti emersi nel frattempo, in una società profondamente modificata.

Tra i punti indicati ci sono il peso crescente dell’assistenza sulle famiglie, quando sono presenti, e le difficoltà provocate dalla chiusura degli OPG e dalla disponibilità insufficiente di posti nelle REMS. Questo lascia alcune persone sottoposte a misure di sicurezza senza una collocazione adeguata o in contesti non progettati per le loro necessità.

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Reparti sotto pressione

Un altro elemento riguarda l’evoluzione delle sostanze stupefacenti, che avrebbe prodotto quadri psicopatologici diversi e portato nei servizi una platea più eterogenea di utenti. Per l’autore, i reparti destinati alle fasi acute non possono diventare luoghi in cui si celebrano procedure giudiziarie, con il personale sanitario costretto a svolgere anche funzioni amministrative.

Fiore richiama inoltre la frequenza delle condotte aggressive verso gli operatori, considerate ormai non più sostenibili, e l’esistenza di una minoranza di pazienti per i quali un modello fondato quasi interamente sulla volontarietà non offre risposte sufficienti. Il Tso rappresenta l’eccezione principale a questo impianto, ma secondo l’autore non basta a coprire tutte le situazioni problematiche.


La salute mentale nel confronto politico

La proposta non viene collegata a uno schieramento preciso. L’auspicio è che il tema entri nell’agenda politica e che le prossime elezioni possano diventare l’occasione per affrontarlo, senza che la discussione venga lasciata soltanto agli addetti ai lavori.

Nel frattempo, osserva Fiore, la magistratura continuerà a introdurre nuove garanzie intervenendo su un sistema già gravato da molte difficoltà, mentre gli operatori saranno chiamati a mandarlo avanti occupandosi di pazienti e di procedure sempre più complesse. La questione centrale, conclude, è trovare un equilibrio tra tutela dei diritti, sicurezza e capacità concreta dei servizi di garantire assistenza.

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