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Attualità 2 min di lettura30 set

Trump taglia l’export: il diesel può diventare più caro in Europa

Washington valuta di fermare le vendite all’estero per ridurre il costo del carburante negli Stati Uniti, ma l’Europa dipende fortemente dalle forniture americane.

La misura pensata per alleggerire il costo del carburante negli Stati Uniti rischia di produrre l’effetto opposto in Europa. La Casa Bianca sta infatti considerando una sospensione, totale o parziale, delle esportazioni americane di gasolio: una decisione che aumenterebbe la disponibilità interna alla vigilia delle elezioni di metà mandato, ma sottrarrebbe al mercato internazionale una quota essenziale di prodotto.


L’Europa cerca già diesel altrove

Il continente è diventato molto più dipendente dagli Stati Uniti dopo la perdita delle forniture russe. Secondo le stime di Kpler riprese da Euronews, nel 2026 gli Usa hanno spedito verso l’Unione europea circa 180mila barili di diesel al giorno, su un totale di 580mila barili importati quotidianamente: una quota vicina al 32%.

Nell’Europa nord-occidentale il legame è ancora più stretto. Qui le importazioni americane raggiungono circa 200mila barili giornalieri su 350mila provenienti da Paesi esterni all’area, pari a circa il 57%. Sostituire rapidamente questi volumi sarebbe complicato, anche perché Russia e Medio Oriente stanno già esportando meno.


Washington teme il caro-carburante

La pressione politica su Donald Trump arriva dagli Stati agricoli e dal settore dei trasporti. Dopo il conflitto con l’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz, il prezzo medio del diesel negli Stati Uniti ha superato i 6,50 dollari al gallone, alimentando le proteste di agricoltori e autotrasportatori.

Il senatore dell’Iowa Chuck Grassley guida il fronte repubblicano che chiede un intervento immediato. Il deputato del Tennessee Tim Burchett ha anche elaborato un disegno di legge per bloccare completamente le esportazioni di gasolio. La questione pesa ancora di più a poco più di un mese dalle elezioni di metà mandato, quando i sondaggi mostrano i candidati repubblicani in difficoltà.

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Dubbi anche dentro l’amministrazione

Le compagnie petrolifere contestano però l’efficacia di un divieto: ridurre le vendite oltreconfine, secondo questa posizione, non garantirebbe automaticamente un calo dei prezzi interni. Perplessità sarebbero state espresse anche dai segretari all’Energia Chris Wright, all’Interno Doug Burgum e al Tesoro Scott Bessent.

Nonostante le obiezioni, tra le ipotesi sul tavolo figura proprio una stretta sulle esportazioni. I collaboratori del presidente avrebbero illustrato più possibilità e alcuni funzionari americani avrebbero avvertito gli alleati, compreso il Regno Unito, del rischio di interruzioni nelle consegne.


I mercati reagiscono all’ipotesi

Le indiscrezioni circolano già da diversi giorni e hanno iniziato a muovere i prezzi. Secondo il Financial Times, la sola prospettiva di un blocco americano ha spinto il diesel europeo fino al 7% in più, mentre il contratto di riferimento per l’Europa ha oltrepassato quota 200 dollari al barile.

La riduzione delle forniture statunitensi arriverebbe in una fase delicata. L’Agenzia internazionale dell’energia ha rilevato che, nei primi otto mesi del 2026, le esportazioni marittime globali di gasolio e diesel sono scese del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Washington starebbe quindi chiedendo agli alleati europei di attingere alle riserve e, parallelamente, avrebbe discusso con la Cina un possibile aumento dell’attività delle sue raffinerie.

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