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Attualità 3 min di lettura12 ott

Trump e Putin, intesa vera o illusione? Travaglio contro Lerner

Il confronto televisivo sull’intesa energetica tra Stati Uniti e Russia riaccende lo scontro tra chi vede un canale di dialogo e chi denuncia una lettura deformata della guerra

La possibile collaborazione energetica tra Stati Uniti e Russia diventa il punto di partenza per un confronto acceso sulla guerra in Ucraina. Durante l’ultima puntata di Accordi e Disaccordi, Marco Travaglio e Gad Lerner hanno offerto due letture opposte del rapporto tra Donald Trump e Vladimir Putin, discutendo anche del ruolo dell’Europa e delle conseguenze del conflitto.

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Il dialogo tra Washington e Mosca

A giudizio di Travaglio, il contatto diretto tra le due potenze rappresenta comunque un elemento positivo. Il giornalista ha richiamato l’intesa sulla fornitura di gasolio russo agli Stati Uniti e ha sostenuto che anche un accordo quantitativamente limitato potrebbe contribuire a contenere i prezzi dell’energia.

«Per me è sempre una buona notizia quando le grandi potenze si parlano e non si sparano», ha affermato Travaglio. Nel suo ragionamento, il negoziato tra Trump e Putin ridurrebbe almeno il rischio di uno scontro diretto tra Stati Uniti e Russia, entrambe potenze nucleari. Il riferimento è stato anche alla linea di comunicazione tra Mosca e Washington, paragonata al canale mantenuto aperto durante la crisi dei missili di Cuba tra John Kennedy e Nikita Kruscev.

Secondo Travaglio, Trump dovrebbe inoltre tornare a occuparsi degli interessi economici americani, soprattutto in vista delle prossime elezioni. Il giornalista ha osservato che l’intesa sul gasolio potrebbe avere ricadute sui costi energetici, mentre l’Europa, ancora schierata contro la Russia, rischierebbe di pagare il prezzo più alto del conflitto e dei rincari.


Lerner contesta la lettura pacifista

Lerner ha respinto l’idea che gli incontri tra Trump e Putin possano essere interpretati come una svolta pacificatrice. A suo avviso, il conflitto ucraino ha continuato a produrre vittime e nuove crisi anche dopo il vertice in Alaska e i successivi contatti tra i due leader.

«Abbiamo visto quanti morti e quante guerre ci sono state dopo che si sono visti Putin e Trump in Alaska», ha osservato il giornalista. Lerner ha quindi messo in discussione la rappresentazione dei due presidenti come protagonisti di un percorso di pace, ricordando che Putin continua l’offensiva contro l’Ucraina e che Kiev risponde anche grazie alle armi occidentali.

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Nel suo intervento, Lerner ha citato anche gli sviluppi in Venezuela e in Iran per sostenere che la dinamica internazionale non si è affatto stabilizzata. Più che stabilire una classifica delle responsabilità, ha spiegato, occorre riconoscere che la guerra prosegue e che l’idea di un’intesa capace di portare benefici all’Europa non ha trovato conferma.


Ucraina ed Europa al centro

Travaglio ha invece attribuito agli europei una parte rilevante delle responsabilità per il protrarsi della crisi. La sua previsione è che il conflitto possa concludersi soprattutto per logoramento, in assenza di un vero negoziato, mentre gli Stati Uniti avrebbero ormai perso interesse per il confronto con la Russia e per il destino dell’Ucraina.

Nel quadro delineato dal giornalista, Washington avrebbe già assicurato per sé un accesso alle risorse minerarie e alle terre rare ucraine attraverso l’accordo raggiunto da Trump con Volodymyr Zelensky. L’interesse americano, secondo questa lettura, sarebbe quindi concentrato sulle risorse più che sulla prosecuzione della guerra.

In chiusura, Travaglio ha criticato anche il rifiuto europeo di acquistare energia da regimi autoritari. Ha ricordato che l’Europa continua a rivolgersi all’Azerbaigian, Paese che il Parlamento europeo ha accusato di aver promosso una pulizia etnica contro gli armeni, e ha definito incoerente questa posizione rispetto alle scelte energetiche adottate.

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