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Attualità 4 min di lettura2 ore fa

Trump e il voto Usa, i limiti del potere presidenziale

Quattro esperti analizzano controlli istituzionali, Corte Suprema e Congresso alla vigilia delle elezioni di metà mandato

Negli Stati Uniti si avvicinano le elezioni di metà mandato, accompagnate dal dubbio su una possibile reazione di Donald Trump in caso di sconfitta repubblicana.

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I confini del potere presidenziale

Alexandra Natapoff, docente della Harvard Law School, ritiene che l’amministrazione Trump stia mettendo alla prova i principi dello Stato di diritto. «Stabilire se e quando oltrepassi effettivamente quella linea è oggetto di un grande dibattito e di un forte disaccordo», ha spiegato nell’analisi raccolta da Open.

Secondo la giurista, alcuni settori, compreso il diritto penale, lasciavano già ampi margini d’azione alla Casa Bianca. Le precedenti amministrazioni, però, avrebbero evitato di utilizzare fino in fondo quelle possibilità o di riconoscere pubblicamente la portata delle proprie iniziative.

Anche il Congresso, che dovrebbe controllare l’esecutivo, appare indebolito. Edward Luce, editorialista del Financial Times, lo ha descritto come un organo ormai orientato soprattutto a confermare le decisioni dell’amministrazione.


I contrappesi messi alla prova

Per David Super, professore di diritto costituzionale alla Georgetown University, il tratto distintivo di Trump è «la combinazione tra l’utilizzo di poteri che effettivamente possiede un presidente e la rivendicazione di poteri che invece non ha».

La maggioranza repubblicana al Congresso ha ridotto gli spazi per un’opposizione interna. Anche quando sono state approvate iniziative contro il presidente, secondo Super il Parlamento non è riuscito a garantirne l’applicazione.

Tra gli episodi citati dal docente figurano l’inserimento del nome di Trump nel Kennedy Center for the Performing Arts, nonostante la denominazione sia fissata dalla legge, e l’introduzione di dazi senza seguire, secondo la sua ricostruzione, le procedure previste.

Super ha inoltre contestato l’azione militare contro l’Iran, avviata senza un’autorizzazione del Congresso. A suo giudizio, i poteri presidenziali previsti per le emergenze non avrebbero consentito di prolungare così a lungo un’azione autonoma, anche perché la minaccia iraniana sarebbe difficilmente qualificabile come emergenza.

La Corte Suprema ha respinto il tentativo dell’amministrazione di cancellare il diritto alla cittadinanza per nascita. I legali della Casa Bianca, però, starebbero cercando soluzioni per aggirare quella decisione. Un confronto analogo riguarda la Federal Reserve: la Corte ha stabilito che la governatrice Cook dovesse restare in carica, mentre Trump continua a cercare un modo per rimuoverla.


Giudici e Dipartimento di Giustizia

Elisabetta Grande, docente di Diritto comparato all’Università del Piemonte Orientale, ha sostenuto che in diversi casi il presidente non abbia seguito i provvedimenti dei giudici federali sulle deportazioni e sugli arresti di persone immigrate.

A suo avviso, il Dipartimento di Giustizia è stato trasformato in uno strumento utilizzato contro gli avversari e a vantaggio degli alleati. Nel 2025 più di 6.400 dipendenti hanno lasciato l’ufficio tra licenziamenti, dimissioni e pensionamenti.

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Trump ha inoltre sollecitato pubblicamente l’ex ministra della Giustizia Pam Bondi a perseguire alcuni oppositori politici, tra cui l’ex direttore dell’Fbi James Comey e la procuratrice generale di New York Letitia James. I suoi sostenitori parlano di una correzione rispetto alla politicizzazione attribuita al periodo di Joe Biden; i critici vedono invece un attacco all’autonomia dei procuratori rispetto alla Casa Bianca.


Le fragilità precedenti a Trump

Le tensioni attuali hanno radici anteriori all’attuale presidenza. La Corte Suprema conta sei giudici conservatori su nove, tre dei quali scelti da Trump, ma lo spostamento dell’organo verso destra era cominciato già prima del suo arrivo.

Durante la presidenza di George W. Bush, la Federalist Society aveva acquisito un peso crescente nella selezione dei giudici. Leonard Leo, tra i suoi dirigenti, contribuì alle nomine di Bush e successivamente di Trump, sviluppando anche una rete di organizzazioni sostenute da grandi finanziatori interessati a influenzare la giustizia statunitense.

Grande ha collegato la crescita del ruolo del denaro politico a una decisione presa da Barack Obama nel 2008, quando il candidato democratico rinunciò ai finanziamenti pubblici per la campagna presidenziale. Da allora, i principali candidati alla Casa Bianca hanno preferito raccogliere fondi privati senza i limiti collegati al sistema pubblico.

Nel 2010 la sentenza Citizens United autorizzò le aziende a finanziare senza soglie le spese elettorali indipendenti, considerando tali versamenti una forma di libertà d’espressione. «Per un’azienda, esercitare la libertà di parola significa poter spendere denaro», ha osservato Grande.


Senato e Collegio elettorale

Anche la struttura delle istituzioni rappresentative contribuisce alle distorsioni. La Costituzione assegna due senatori a ogni Stato, senza legare il numero alla popolazione: il Wyoming, con circa 600 mila abitanti, dispone così dello stesso peso della California, che ne conta quasi 40 milioni.

Il Collegio elettorale porta inoltre i candidati a concentrare risorse e messaggi su un numero ristretto di Stati in bilico, lasciando ai margini ampie parti del Paese. Il meccanismo risale anche al compromesso del 1787 con gli Stati schiavisti, quando le persone ridotte in schiavitù venivano conteggiate per tre quinti nel calcolo della rappresentanza pur non potendo votare.

Quel sistema storico non esiste più, ma l’architettura istituzionale è rimasta. Nel 2016 consentì a Trump di conquistare la Casa Bianca pur avendo ricevuto meno voti popolari dell’avversario.

Luce ha descritto la Costituzione americana come «una quercia» incapace di adattarsi rapidamente ai cambiamenti. A suo giudizio, proprio questa rigidità espone le istituzioni agli effetti delle condotte individuali e rende più difficile correggere le debolezze accumulate nel tempo.

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