Trieste, tre agenti feriti negli scontri sul Porto Vecchio
La protesta per i due morti nell’incendio è degenerata dopo il tentativo di entrare nell’ex mercato comunale
Tre poliziotti sono rimasti feriti venerdì 6 novembre a Trieste durante gli scontri seguiti a una manifestazione per i due giovani morti nell’incendio del Porto Vecchio. Una donna è stata denunciata per resistenza e poi liberata.
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La protesta e gli scontri
Circa 200 persone si sono riunite in piazza Libertà per chiedere risposte sulla gestione dell’accoglienza. Una parte del corteo ha provato a entrare nell’ex mercato comunale di via Flavio Gioia, ma l’intervento delle forze dell’ordine ha impedito l’occupazione.
Durante i momenti di tensione sono stati lanciati oggetti e si sono verificati contatti con gli agenti. Il vicario della Questura Leonardo Boido è stato raggiunto alla testa da una bomba carta, esplosa quando era già finita a terra. Dopo il ricovero all’ospedale di Cattinara, è stato dimesso.
La donna fermata, originaria di Brescia, è stata rilasciata dopo che circa cento persone si sono presentate davanti alla Questura. Gli episodi hanno provocato condanne da parte degli esponenti politici locali.
Le reazioni della politica
Il governatore del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha espresso sostegno agli agenti: «Attaccare i servitori dello Stato è semplicemente inconcepibile e non tollerabile in uno Stato democratico». L’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti ha invece sostenuto che la vicenda sia stata usata per alimentare una campagna politica sulla presunta assenza delle istituzioni.
Anche il Partito Democratico ha preso le distanze dalle violenze. La segretaria regionale Caterina Conti ha definito estranei alla discussione civile gli autori e gli organizzatori degli scontri. La responsabile triestina Maria Luisa Paglia ha però collegato il problema della sicurezza alla gestione dell’immigrazione: «L’immobilismo nella gestione dell’immigrazione non garantisce affatto sicurezza: al contrario, alimenta tensioni».
Paglia ha ricordato che nel Porto Vecchio sono morte quattro persone in meno di un anno. Tra i manifestanti, Valeria Sirigu ha contestato l’idea di occupare l’edificio, chiedendo al Comune informazioni precise su costi, lavori e tempi necessari per renderlo utilizzabile.
I due giovani morti
La manifestazione è arrivata dopo la morte di Marilisa Covasso, 21 anni, friulana, e di un 23enne marocchino. I due sono rimasti intrappolati nel Magazzino 18 durante il rogo sviluppatosi nella notte fra domenica e lunedì.
Le verifiche svolte finora indicano che l’incendio potrebbe essere partito da un fuoco acceso al piano terra da altre persone presenti nella struttura. I due giovani si sarebbero rifugiati in un locale al piano superiore e sarebbero deceduti a causa del fumo. La Procura sta valutando le responsabilità per la morte colposa.
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Dopo il rogo sono aumentati i controlli negli edifici dismessi e gli sgomberi. Giovedì sono state individuate circa cinquanta persone, ma l’intervento non ha risolto il problema dell’assenza di posti dove dormire per chi attende di presentare la richiesta di protezione.
Il progetto per l’ex mercato
L’edificio comunale di via Flavio Gioia è chiuso dal 2016 e si trova vicino alla stazione e agli ex magazzini del Porto Vecchio. La struttura dispone di 2.330 metri quadrati, 49 box, impianti idrici ed elettrici, bagni e docce.
Secondo le opposizioni, dopo i lavori potrebbe accogliere fino a cento persone con una sistemazione temporanea. Servirebbero comunque regole per la gestione, l’identificazione e l’accesso; non è possibile stabilire se una struttura simile avrebbe impedito la morte dei due giovani.
L’ipotesi di realizzare un dormitorio era stata esaminata dal Comune già nel 2022, ma il progetto è stato accantonato. Nuovi sopralluoghi e richieste sono arrivati nel 2024. L’amministrazione sostiene ora che siano necessari interventi sugli impianti, sui servizi igienici e sulla sicurezza, con tempi che possono arrivare a un anno.
La posizione dei sindacati
I sindacati di polizia Siulp e Coisp hanno espresso solidarietà agli agenti feriti, ma hanno rivolto critiche anche alle istituzioni locali. Secondo le organizzazioni, la città sta affrontando da tempo un’emergenza senza una risposta adeguata.
Le sigle hanno ricordato la discussione avviata negli anni scorsi sulla possibile apertura di un centro di prima accoglienza e hanno sostenuto che strutture di questo tipo permetterebbero controlli più efficaci su sicurezza, ordine pubblico, salute e condizioni urbane.
La loro richiesta coincide in parte con quella delle associazioni che assistono le persone senza dimora: individuare un luogo sicuro in cui trascorrere la notte, evitando il ricorso a edifici abbandonati. Il sindaco Roberto Dipiazza ha invece parlato del rischio di un «effetto calamita» e ha detto: «Non voglio che Trieste venga trasformata in un hub dove tutti vengono qua a chiedere asilo».
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