Tribunale di Milano, Siher scarcerato: le motivazioni della Gip
La Gip di Milano non ha convalidato il fermo né disposto misure cautelari per l’indagato
Youssef Siher è stato rimesso in libertà dopo il fermo disposto nell’inchiesta milanese sulle manifestazioni pubbliche. La Gip Tiziana Landoni non ha convalidato l’arresto e non ha applicato misure cautelari.
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Il richiamo all’indipendenza dei giudici
Secondo l’analisi dell’ex magistrato Carlo Sorgi, il provvedimento del giudice milanese richiama i principi del diritto penale e la tutela delle libertà costituzionali. La decisione viene letta anche alla luce del dibattito sulla riforma della magistratura respinta dal referendum, che avrebbe potuto aumentare il peso dell’esecutivo sull’ordine giudiziario.
Per Sorgi, il caso confermerebbe la distinzione tra giudici e pubblici ministeri e l’autonomia dei primi rispetto alle richieste dell’accusa. L’autore sostiene inoltre che le valutazioni pubbliche sulla vicenda avrebbero dovuto essere precedute dalla conoscenza degli atti, soprattutto da parte di chi ricopre incarichi istituzionali.
Le contestazioni della Procura
Siher era accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche. Alla base dell’indagine c’era la creazione sui social network del «Movimento 17 ottobre».
La sezione antiterrorismo della Procura di Milano aveva chiesto la custodia cautelare in carcere. L’accusa aveva collegato all’indagato anche la diffusione di contenuti sulle modalità di protesta e di un manuale dedicato a tecniche di guerriglia urbana ispirate alla Rivoluzione egiziana del 2011.
Le reazioni politiche e istituzionali
Giorgia Meloni aveva criticato con durezza l’ordinanza attraverso un video pubblicato sui social network, definendola «vergognosa». La presidente del Consiglio aveva sostenuto che decisioni simili avrebbero indebolito la protezione dei cittadini davanti alle azioni violente nelle città e penalizzato il lavoro di forze dell’ordine, investigatori e Viminale.
La presidenza del Tribunale di Milano ha replicato con una nota alle dichiarazioni della premier e di altri esponenti politici. Il comunicato le ha definite «dichiarazioni politiche irricevibili» e ha ricordato che il giudice opera come soggetto terzo, vincolato esclusivamente alla legge.
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La valutazione sui contenuti pubblicati
Per la Gip, l’istigazione a delinquere richiede un pericolo concreto: le parole contestate devono cioè poter favorire la commissione di specifici reati. La limitazione della libertà di espressione, secondo il ragionamento dell’ordinanza, è possibile soltanto quando sia effettivamente necessario proteggere altri beni tutelati dalla Costituzione, compresa la sicurezza pubblica.
Negli scritti attribuiti a Siher comparivano toni aggressivi e frasi volgari contro lo Stato, i mezzi di informazione e il governo. Tuttavia, la giudice non avrebbe individuato indicazioni precise rivolte agli utenti per spingerli a compiere azioni violente o altre condotte penalmente rilevanti.
Il documento sulla guerriglia urbana, inoltre, era stato pubblicato soltanto in parte. La sezione con i suggerimenti più duri nei confronti delle forze dell’ordine sarebbe rimasta sul computer dell’indagato, senza essere diffusa. Questo elemento è stato valutato come compatibile con l’organizzazione di una protesta collettiva non diretta, secondo l’ordinanza, alla commissione di violenze.
Nei messaggi esaminati non sarebbero comparsi richiami alle violenze del 17 e 18 ottobre 2026 come modello da seguire. Le condotte contestate sono state quindi ricondotte alla volontà di promuovere una forma stabile di disobbedienza civile contro problemi sociali ed economici ritenuti irrisolti dalle politiche del governo.
Perché non sono scattate misure cautelari
Le valutazioni della Gip hanno escluso anche gli elementi necessari per contestare il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, introdotto dall’articolo 420 bis del Codice penale con il decreto sicurezza 190/2026. Di conseguenza, non sono stati ritenuti presenti gravi indizi di reato sufficienti per convalidare il fermo o disporre la custodia in carcere.
L’ordinanza ha esaminato anche il rischio di fuga. Siher non era stato trovato nella sua abitazione quando la polizia si era presentata, ma i familiari avevano indicato agli agenti che da qualche tempo si trovava a Milano, ospite di conoscenti insieme alla moglie. Gli investigatori lo avevano poi rintracciato proprio nel capoluogo lombardo.
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