Tregua energetica, l’Ucraina avverte Mosca: «Risponderemo
Kiev denuncia nuovi raid dopo l’annuncio di Trump, mentre il Cremlino prende tempo e chiede non una pausa, ma un accordo di pace definitivo.
Il cessate il fuoco sulle infrastrutture energetiche annunciato da Donald Trump resta senza una conferma condivisa. Mentre Mosca parla di contatti ancora in corso, Kiev accusa le forze russe di avere colpito centrali, abitazioni e reti elettriche anche dopo l’iniziativa statunitense: nelle ultime 24 ore, secondo le autorità ucraine, almeno 10 persone sono morte e 73 sono rimaste ferite.
Kiev denuncia attacchi dopo l’annuncio
Volodymyr Zelensky ha avvertito che l’Ucraina reagirà se la Russia non interromperà le proprie operazioni contro il comparto energetico. In un videomessaggio trasmesso durante il Forum sulla sicurezza di Varsavia, il presidente ucraino ha legato la possibile sospensione degli attacchi contro le raffinerie e le esportazioni russe alla fine dei bombardamenti sulle infrastrutture critiche ucraine.
«Se la Russia non accetterà un cessate il fuoco nel settore energetico, risponderemo», ha detto Zelensky. Il presidente ha inoltre riferito che, poco prima di un suo colloquio, un impianto elettrico di Kiev era stato colpito, causando interruzioni in numerosi quartieri, e che successivamente erano stati presi di mira siti energetici nella regione di Kharkiv.
A Kharkiv e nelle località vicine, il governatore Oleh Syniehubov ha riferito di cinque morti e 42 feriti. Un impianto della regione di Zhytomyr è stato raggiunto durante la notte senza provocare vittime, mentre nella capitale un attacco ha danneggiato una linea ad alta tensione: ampie zone di Kiev sono rimaste senza acqua e si sono verificate interruzioni temporanee della corrente.
Il Cremlino non conferma l’intesa
Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, ha evitato di dichiarare operativo l’accordo. Durante il consueto incontro con i giornalisti ha spiegato che i contatti sul cessate il fuoco annunciato dagli Stati Uniti proseguono e che Mosca fornirà informazioni soltanto quando ci saranno elementi concreti da comunicare.
Rispondendo alla proposta ucraina di una tregua generale di 60 giorni, necessaria secondo Kiev anche per organizzare le elezioni, Peskov ha ribadito la posizione russa: «Non vogliamo un cessate il fuoco, vogliamo una pace duratura». Il portavoce ha aggiunto che Mosca considera positivamente l’impegno dei negoziatori statunitensi sul conflitto.
Peskov ha inoltre respinto l’idea che la Russia stia cercando di separare gli Stati Uniti dall’Europa. Secondo il portavoce, Mosca punta a una soluzione negoziale per la guerra, mentre l’Europa sarebbe più vicina alla «parte della guerra» che a quella della pace.
Il quadro è rimasto incerto anche perché, secondo quanto riferito da Zelensky, Kiev non sarebbe stata informata in anticipo sui dettagli dell’iniziativa americana. Il presidente ucraino ha quindi chiesto a Washington di chiarire tempi e modalità dell’eventuale sospensione degli attacchi.
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L’Europa insiste sulle elezioni dopo la guerra
Da Lussemburgo, l’Alta rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas ha sostenuto che le elezioni ucraine dovranno svolgersi una volta terminato il conflitto. La responsabile della politica estera europea ha ricordato che, in base alle costituzioni di molti Paesi, il voto non può tenersi durante una guerra e ha riconosciuto la disponibilità manifestata da Zelensky a convocarlo rapidamente in caso di cessate il fuoco.
Kallas ha però osservato che una competizione elettorale potrebbe accentuare le divisioni interne proprio mentre il Paese è sottoposto ad attacchi esterni. Per questo, ha spiegato, la priorità resta mantenere l’unità della popolazione e aumentare la pressione sulla Russia affinché metta fine alle ostilità.
L’esponente europea ha anche precisato che una tregua dovrebbe riguardare non soltanto le centrali e le reti energetiche, ma anche la fine delle vittime. A suo giudizio, se il conflitto terminasse, cesserebbero automaticamente anche gli attacchi contro le infrastrutture russe; per questo ha sollecitato gli Stati Uniti, considerati il principale alleato dell’Europa, ad adottare ulteriori sanzioni contro Mosca.
Il ministro degli Esteri estone Margus Tsakhna ha intanto annunciato che l’Unione europea sta inserendo nella lista delle sanzioni quasi 1.600 aziende e persone coinvolte nella guerra russa contro l’Ucraina. Secondo Tsakhna, si tratta dell’elenco più ampio mai approvato dall’Unione e gli europei devono concentrarsi sulle misure che possono adottare direttamente.
Bilancio pesante dopo i raid
Le autorità ucraine hanno attribuito alla Russia una nuova ondata di attacchi contro edifici residenziali e strutture energetiche. Nella regione di Ivano-Frankivsk, un’operazione russa ha ucciso tre militari ucraini e ne ha feriti altri tre; nel Donetsk orientale è stata segnalata una vittima e 18 feriti, con Sloviansk tra le località più colpite: una persona è morta e 10 sono rimaste ferite.
Nella regione di Sumy, un drone russo ha centrato un’automobile civile provocando la morte di un uomo di 39 anni. Altre tre persone sono state ferite, tra cui due soccorritori sanitari, secondo le informazioni diffuse dalle autorità locali.
L’aeronautica ucraina ha riferito che durante la notte sono stati lanciati 121 droni d’attacco, compresi 76 velivoli a reazione, oltre a esemplari-esca dei modelli Gerbera e Parodiya. Le difese aeree avrebbero abbattuto o neutralizzato 89 apparecchi, mentre incursioni sono state registrate in 15 località; i resti dei droni intercettati sono caduti in quattro punti.
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