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Attualità 3 min di lettura10 min fa

Torino, venti scuole nel caos: danni, feriti e protesta in crescita

Le occupazioni coinvolgono almeno 20 istituti superiori, tra contestazioni contro le politiche scolastiche, tensioni ai cancelli e strutture danneggiate per migliaia di euro.

Estintori svuotati nei corridoi, computer distrutti, porte forzate e tensioni tra gruppi contrapposti: a Torino la protesta studentesca ha assunto dimensioni difficili da contenere. Le occupazioni riguardano almeno 20 scuole superiori, mentre in diversi istituti si segnalano danni agli edifici e feriti tra il personale scolastico.

Il bilancio più pesante arriva dal Paolo Boselli di via Montecuccoli, dichiarato inagibile dopo l’irruzione di una quarantina di studenti. I carabinieri hanno denunciato un ventenne: l’episodio avrebbe provocato perdite stimate in diverse migliaia di euro.

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Danni e tensioni scuotono gli istituti

Nel Boselli, secondo la ricostruzione degli investigatori, l’ingresso sarebbe avvenuto attraverso alcuni infissi al primo piano. All’interno sono state rovinate le porte antipanico, i muri sono stati ricoperti di schiuma degli estintori e arredi come banchi e sedie sono stati ammassati nei passaggi, anche davanti a un’uscita di sicurezza. Tra le apparecchiature compromesse risultano sette computer con i rispettivi monitor.

La conflittualità non si è limitata ai danni materiali. Al Colombatto, davanti alla sede centrale, si sono affrontati studenti favorevoli e contrari all’occupazione: la situazione sarebbe degenerata tra offese, spintoni e petardi, fino all’intervento della polizia. Le tensioni erano cominciate il giorno precedente, quando un primo tentativo di ingresso era stato bloccato.

Un nuovo gruppo ha quindi provato a entrare il mattino successivo. Tra gli oppositori erano presenti esponenti di Azione Studentesca, realtà giovanile di destra collegata a Fratelli d’Italia. Al Peano, invece, un docente e un collaboratore scolastico sono rimasti feriti mentre cercavano di impedire l’accesso all’edificio.


Perché gli studenti occupano

Le rivendicazioni riguardano prima di tutto il finanziamento della scuola pubblica, la sicurezza e lo stato degli immobili. Nei documenti diffusi da Osa, il governo Giorgia Meloni e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara vengono accusati di destinare meno risorse all’istruzione mentre aumentano quelle per il settore militare.

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Nel mirino ci sono anche i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, considerati dai collettivi uno strumento che in alcuni casi avvicinerebbe gli istituti agli interessi dell’industria bellica e di aziende israeliane. Gli studenti descrivono così un modello scolastico simile a una struttura militarizzata e sostengono che la formazione finisca per orientare i giovani verso esigenze estranee alle loro priorità.

Osa contesta inoltre l’uso del «razzismo di Stato» come elemento di propaganda, ritenendo che serva a spostare l’attenzione dai problemi irrisolti della scuola. Il collettivo denuncia anche la presenza di «presidi-sceriffo» e di riforme ritenute penalizzanti per studenti e lavoratori.


Da Torino un appello nazionale

L’obiettivo dichiarato dai collettivi è superare la dimensione delle singole occupazioni. La mobilitazione dovrebbe collegare istituti diversi e unire le richieste degli studenti a quelle dei lavoratori, portando la protesta anche fuori dagli edifici scolastici.

Nel messaggio lanciato da Osa, il riferimento è alle mobilitazioni in Francia. «Facciamo come in Francia», è l’appello rivolto agli studenti, invitati a partecipare allo sciopero studentesco nazionale e, venerdì 30 ottobre, anche allo sciopero generale insieme ai lavoratori. Il collettivo sostiene che «le scuole sono di chi le vive e di chi lotta», mentre la protesta torinese continua a espandersi tra occupazioni, contrapposizioni interne e interventi delle forze dell’ordine.

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