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Attualità 4 min di lettura6 ore fa

Torino, il corteo sfida i blocchi: brucia l’immagine di Meloni

Tensione nel centro della città durante la protesta contro guerra, rincari e data center: lanci di oggetti, cariche e negozi protetti dai pannelli

La protesta torinese è degenerata in più punti del centro, mentre sopra la statua del Duca d’Aosta veniva incendiata un’immagine con il volto di Giorgia Meloni. Il corteo, nato dalla mobilitazione di studenti, antagonisti e sostenitori della causa palestinese, ha incontrato i cordoni delle forze dell’ordine in piazza Castello, via Po, piazzetta Reale e via Cernaia.

La manifestazione era stata convocata contro il riarmo, l’aumento dei carburanti e la diffusione dei data center. Alcuni partecipanti hanno lanciato uova, pietre e bastoni verso gli agenti, che hanno risposto con diverse cariche di alleggerimento. In altri momenti, una parte dei manifestanti ha chiesto di interrompere il lancio di bottiglie e oggetti.

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Il centro blindato dopo i primi scontri

L’assenza di un itinerario definito ha favorito lo spostamento del corteo in più direzioni. Un mezzo della Guardia di finanza ha chiuso il passaggio tra il Duomo e piazzetta Reale, mentre gli agenti hanno cercato di impedire ai manifestanti di avvicinarsi a via Po e di raggiungere alcune aree del centro.

In piazzetta Reale un gruppo ha provato ad accerchiare un reparto antisommossa composto da circa dieci agenti. Alcuni manifestanti si sono seduti con le mani alzate davanti al passaggio delle forze dell’ordine; poco dopo è scattata una carica. La tensione è rimasta elevata anche quando il corteo ha ripreso a muoversi verso il Duomo e i Giardini reali.

A via Po la polizia ha mantenuto il blocco e ha effettuato una prima carica dopo l’avvicinamento dei manifestanti al cordone. Una ragazza, Valentina, ha chiesto perché non fosse consentito proseguire lungo quella strada; un agente le ha risposto che il passaggio era chiuso. Nel frattempo, un partecipante è stato fermato oltre lo schieramento per essere identificato.


Vetrine protette e nuove restrizioni

Il timore di ulteriori disordini ha spinto diversi esercizi commerciali ad abbassare le saracinesche. Molti negozi di via Roma, compresi Vuitton e Apple Store, hanno installato pannelli davanti alle vetrine per ridurre il rischio di danneggiamenti, mentre altri esercenti hanno scelto di restare aperti.

La Prefettura aveva vietato la vendita di bevande in bottiglie di vetro o lattine e l’uso di oggetti destinati a nascondere il volto, tra cui caschi, maschere antigas, mascherine respiratorie, passamontagna e sciarpe. La sera precedente Sara Munari, esponente di Askatasuna indicata tra gli organizzatori della mobilitazione, era stata sottoposta agli arresti domiciliari.

Prima dell’avvio del corteo, la polizia ha inoltre fermato un ragazzo trovato con una fionda nello zaino. Altri giovani sono stati controllati dalla Digos. Sui social sono comparsi appelli a partecipare a quello che alcuni promotori definiscono il «secondo atto», accompagnati da indicazioni su come comportarsi durante le cariche, prestare soccorso e proteggersi dai fumogeni.

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Le ragioni degli studenti in piazza

Da piazza Arbarello si sono mossi più di cento studenti, poi confluiti con gli altri gruppi davanti alla Prefettura. In testa al loro spezzone compariva uno striscione dedicato alla scuola, al lavoro e alla contrarietà alla guerra; tra gli slogan anche il rifiuto dell’invio di armi e dei rincari dei trasporti e dei carburanti.

Jacopo Rinaudo, 18 anni, studente del liceo artistico Soleri Bertoni di Saluzzo, ha spiegato che l’aumento della benzina incide anche sui ragazzi attraverso il costo del trasporto pubblico. Ha poi denunciato le condizioni della sua scuola, dove ci sarebbero infiltrazioni, carenza di dispositivi digitali, personale e aule, oltre alla mancanza di continuità nell’assegnazione degli insegnanti.

Delia, 19 anni e iscritta a Scienze naturali all’Università di Torino, ha portato un cartello provocatorio sulle vetrine. Ha chiarito di non sostenere necessariamente la violenza, ma ha criticato la condanna selettiva degli episodi quando finisce per oscurare le motivazioni della protesta.

Davide Montixi, 23 anni, studente dell’Accademia Albertina di Torino originario della Sardegna, ha definito il momento particolarmente delicato. Pur condannando le violenze, ha detto di comprendere la rabbia di chi per anni non si è sentito ascoltato.


Le voci della protesta e il corteo

Tra i presenti c’era anche Michele Monticone, sessant’anni, padre di due ragazze partecipanti. Con il tricolore sulle spalle, ha sostenuto che avrebbe preferito vedere in piazza la propria generazione al posto delle figlie e ha attribuito agli adulti la responsabilità di aver lasciato ai giovani un futuro più difficile.

Sui cartelli sono comparsi messaggi contro il governo, la guerra e le disuguaglianze, alternati a frasi ironiche sul prezzo della benzina. Un’esponente di Askatasuna ha annunciato dal microfono che la mobilitazione sarebbe proseguita finché il Paese non fosse cambiato. Durante la partenza sono risuonati cori contro Meloni e slogan sul rifiuto di pagare i costi della guerra.

Il corteo, inizialmente raccolto in piazza Castello, ha incontrato gli sbarramenti all’accesso di via Po e via Roma. Dopo i tentativi di avanzare verso via Po, i partecipanti hanno attraversato nuovamente piazza Castello e si sono diretti verso via Cernaia, trovando anche lì i mezzi delle forze dell’ordine. Un manifestante di Askatasuna ha rivendicato la volontà di riprendersi gli spazi cittadini, sostenendo che divieti e provvedimenti non avrebbero fermato la protesta.

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