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Attualità 3 min di lettura24 min fa

Cpr a Castel Volturno, la sfida parte da 31 milioni di euro

La protesta ha riunito migliaia di persone, mentre l’appalto per il centro è stato assegnato e la Regione prepara possibili ricorsi.

La contestazione contro il nuovo Centro di permanenza per i rimpatri di Castel Volturno si è svolta mentre il progetto compiva un passo decisivo: Invitalia ha assegnato i lavori a una cordata di imprese, con un ribasso del 25%. L’intervento vale oltre 31 milioni di euro e la consegna della struttura è prevista entro la fine del 2028.

Nel frattempo, il corteo ha portato in strada una mobilitazione molto ampia. Secondo gli organizzatori, i partecipanti sarebbero arrivati a 20mila; la Questura ne aveva inizialmente stimati circa 10mila alla partenza dal Centro Fernandes, prima dell’ingresso di altre persone lungo il tragitto verso il Comune.

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Il territorio prepara la resistenza

Alla manifestazione hanno aderito associazioni, residenti, esponenti religiosi e rappresentanti delle istituzioni. La contrarietà nasce dal timore che il centro possa aggiungere nuove criticità a un’area già alle prese con degrado ambientale, sfruttamento e criminalità organizzata.

Roberto Fico, presidente della Regione Campania, ha annunciato l’opposizione dell’ente in tutte le sedi possibili. «Costruire il Cpr a Castel Volturno vuol dire non conoscere il territorio», ha detto, prospettando ricorsi davanti alla giustizia civile o amministrativa e una mobilitazione pacifica permanente. La Regione, ha aggiunto, preferirebbe destinare risorse al potenziamento dei servizi.

L’aggiudicazione dei lavori, arrivata poco prima dell’avvio del corteo, viene considerata dall’assessore regionale Andrea Morniroli la prova della volontà del governo di andare avanti nonostante il dissenso locale. L’area di La Piana è stata dichiarata sito di interesse strategico nazionale, scelta che consente di superare alcuni vincoli ambientali. L’avvocatura regionale esaminerà ora l’eventualità di un ricorso.


Chiesa e associazioni contro i Cpr

In piazza erano presenti anche il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, e Pietro Lagnese, vescovo di Caserta e Capua. Battaglia ha rivolto un appello diretto alle istituzioni: «A chi governa chiedo di fermarsi, di ascoltare questa terra e di rinunciare al progetto del Cpr di Castel Volturno». Il cardinale ha inoltre ricordato che il trattenimento nei centri limita la libertà per motivi legati al rimpatrio, senza rappresentare una pena penale.

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L’arcivescovo ha richiamato il ruolo svolto dagli stranieri nelle attività quotidiane, dall’assistenza agli anziani alla raccolta dei prodotti destinati alle tavole degli italiani. Lagnese, invece, ha sostenuto che la sicurezza non possa fondarsi sui Cpr e ha definito la manifestazione un momento di amicizia tra comunità diverse, sottolineando lo svolgimento pacifico dell’iniziativa.

Libera ha sfilato con sagome dedicate alle vittime della strage di San Gennaro del 18 settembre 2008, nella quale furono uccisi sette cittadini ghanesi. Mariano Di Palma, coordinatore di Libera Campania, ha collegato quella memoria alle persone morte nei centri, sostenendo che il nuovo impianto rischierebbe di trasformare ulteriormente il territorio in un ghetto.


Le accuse sul sistema dei rimpatri

Mimma D’Amico, responsabile del Centro sociale ex Canapificio, ha riferito la preoccupazione delle persone migranti e ha ribadito che la struttura non sarebbe accettata dalla comunità locale. Alla protesta ha partecipato anche la deputata del Partito democratico Rachele Scarpa, che ha parlato delle condizioni osservate durante alcune visite ispettive nei Cpr.

Secondo Scarpa, nei centri si manifesterebbero violenze, disfunzioni e forme di trattenimento gravemente lesive della dignità. La parlamentare ha inoltre contestato l’efficacia del modello, osservando che molti rimpatri non verrebbero eseguiti attraverso queste strutture e criticando l’uso prolungato della privazione della libertà per motivi amministrativi.

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