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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Serbia, la sfida degli studenti: «Prima lo Stato di diritto»

Katarina Scepanovic, insegnante e candidata della Lista studentesca, racconta la mobilitazione contro Aleksandar Vucic e i timori per il voto del 25 ottobre.

Le proteste nate nelle università serbe hanno trovato una rappresentanza elettorale nella Lista degli studenti, che domenica 25 ottobre tenterà di mettere in difficoltà il partito di Aleksandar Vucic. Tra i 250 candidati c’è anche Katarina Scepanovic, 49 anni, docente di letteratura inglese in un liceo di Belgrado e attivista sindacale. Il progetto riunisce persone con professioni e sensibilità diverse, unite dalla richiesta di ristabilire lo Stato di diritto e porre fine a un sistema giudicato corrotto.

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Una scelta maturata nella protesta

Scepanovic spiega di non appartenere alla politica professionale. Il suo coinvolgimento è iniziato quando gli studenti hanno chiesto agli insegnanti di affiancarli nelle manifestazioni: tra i promotori del movimento, inoltre, ci sono ex allievi della docente, oggi iscritti alla Facoltà di Filologia dell’Università di Belgrado.

La candidatura è arrivata nel maggio 2025. Per l’insegnante, accettare di entrare nella lista ha rappresentato un riconoscimento del lavoro svolto negli anni precedenti, prima ancora della nascita del movimento studentesco. «Mi sono sentita molto onorata», ha raccontato parlando della proposta ricevuta dagli studenti.


Il voto resta il punto critico

La candidata guarda alle elezioni con forte apprensione. Non considera affidabile l’apparato elettorale e teme che il potere possa ricorrere ad abusi durante le operazioni di voto.

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La Lista degli studenti ha però organizzato una rete ampia di volontari incaricati di controllare lo svolgimento delle elezioni. Scepanovic, pur mantenendo le sue riserve, ritiene che questa presenza possa contribuire a sorvegliare il processo e a documentare eventuali irregolarità.


Un fronte oltre le professioni

Nell’elenco figurano docenti universitari, avvocati, agricoltori, medici e rappresentanti della società civile. La varietà dei candidati non corrisponde a un’unica linea politica, ma riflette l’obiettivo comune di cambiare il corso del Paese.

Scepanovic collega la situazione attuale alle esperienze vissute durante le guerre degli anni Novanta nell’ex Jugoslavia e alle proteste del 5 ottobre 2000, quando le manifestazioni di piazza a Belgrado contribuirono alla caduta del regime di Milosevic. «Questa situazione è la peggiore che abbia mai vissuto», ha detto, sottolineando la gravità del momento.

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