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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Napoli, devastato il liceo Mazzini: danni per 10mila euro e 30 studenti nei video

L’occupazione al Vomero ha lasciato aule e laboratori da ripristinare, mentre il preside denuncia il distacco di molte famiglie e annuncia possibili sanzioni severe.

La sede del liceo Mazzini di Napoli resterà chiusa per consentire i lavori dopo la devastazione avvenuta durante l’occupazione. La riapertura è prevista tra nove giorni, ma il conto dell’intervento è già arrivato a circa 10 mila euro e potrebbe aumentare quando sarà completata la valutazione dei danni. Tra gli studenti riconosciuti nelle immagini diffuse online ci sarebbero anche 30 alunni dell’istituto del Vomero.

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La scuola chiusa dopo la devastazione

Aule e spazi comuni sono stati messi a soqquadro: arredi e apparecchiature risultano danneggiati, un pianoforte sarebbe stato preso di mira e sono state distrutte alcune lavagne interattive, oltre ai computer. Dalla scuola riferiscono anche la sottrazione di strumenti tecnologici e del denaro raccolto per il cineforum.

Per ripulire gli ambienti e renderli nuovamente utilizzabili, il dirigente Stefano Zen ha fatto intervenire una ditta specializzata. «La scena era impressionante», ha raccontato il preside, spiegando che la stima economica disponibile al momento riguarda soltanto una parte dell’intervento e che il bilancio definitivo deve ancora essere elaborato.


Indagini aperte e sanzioni in arrivo

La dirigenza ha presentato una denuncia per l’occupazione. Le forze dell’ordine stanno esaminando le registrazioni delle telecamere e i filmati pubblicati sui social network, dai quali sarebbero già stati ricavati elementi utili per identificare diversi ragazzi. Resta invece da chiarire la dinamica dell’allontanamento degli occupanti dopo l’irruzione: non tutte le ricostruzioni finora circolate coincidono.

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Le conseguenze scolastiche saranno valutate dai singoli consigli di classe. Sul tavolo ci sono sospensioni, provvedimenti sul voto di condotta e, nei casi più gravi, anche la bocciatura. Zen ha precisato che la responsabilità non può essere estesa automaticamente a chiunque abbia partecipato all’occupazione: «È doveroso distinguere». Secondo il dirigente, tuttavia, i filmati documenterebbero condotte che vanno oltre la protesta e includono atti di distruzione mostrati pubblicamente sul web.


Il preside accusa il silenzio delle famiglie

L’emergenza, per Zen, non riguarda soltanto la riparazione dei locali. Il dirigente ha convocato con urgenza i genitori e sostiene di aver riscontrato una reazione tardiva da parte di molti di loro, rimasti distanti da ciò che stava accadendo nella scuola fino all’intervento della dirigenza.

«Avverto una sorta di sonno, una difficoltà a reagire», ha dichiarato il preside, richiamando il ruolo educativo dell’istituto. La scuola, ha sottolineato, non può trasformarsi in una struttura di controllo o in un presidio di polizia; il mancato intervento degli adulti, secondo la sua denuncia, rischia di rendere il silenzio una forma di complicità.

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