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Attualità 2 min di lettura6 giorni fa

Torino, ciclabili sotto assedio: auto, stretti passaggi e zero protezioni

Tra controviali dipinti, soste irregolari e tratti che si interrompono all’improvviso, molti ciclisti descrivono la rete torinese come difficile da leggere e poco rassicurante.

A Torino la criticità non riguarda solo la presenza delle auto sulle corsie dedicate: per chi si muove in bicicletta, il problema è anche capire dove finisca davvero il percorso. Tra vernice sull’asfalto, restringimenti improvvisi e scarsa visibilità, diversi tratti vengono percepiti come poco affidabili da chi li usa ogni giorno.

Le sensazioni raccolte tra i ciclisti convergono su un punto: la rete esiste, ma in molti casi appare fragile. E quando mancano barriere fisiche o segnalazioni chiare, la strada può trasformarsi in un percorso pieno di incertezze.


Percorsi difficili da leggere

Catarina Espinel, studentessa colombiana di 27 anni, descrive le corsie come spazi angusti, che in alcuni punti sembrano anche sparire. Secondo lei, la segnaletica andrebbe resa più evidente, proprio per evitare dubbi a chi pedala.

Il suo giudizio si inserisce in un quadro più ampio fatto di corsie ciclabili disegnate a terra sui controviali e di auto parcheggiate dove dovrebbero passare le biciclette. È una combinazione che, per molti utenti, alimenta la percezione di insicurezza.

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Dove la protezione manca del tutto

La situazione diventa ancora più delicata nei punti in cui la ciclabile non c’è proprio. Sul cavalcavia di corso Dante, per esempio, Luisa dice di avere paura: qui non si tratta di districarsi tra auto ferme o restringimenti, ma di affrontare uno spazio privo di separazioni.

Anche la mancanza di barriere pesa nella valutazione complessiva. Dove il tracciato è solo verniciato e il traffico resta a pochi centimetri, la tutela percepita da chi pedala si abbassa ulteriormente.

Il tema, in città, resta sotto osservazione anche alla luce delle altre segnalazioni già circolate sulla rete ciclabile torinese, dalle richieste della Consulta ai profili di rischio indicati su alcune strade. In questo contesto, le testimonianze raccolte restituiscono un’immagine comune: la ciclabile c’è, ma non sempre basta a far sentire al sicuro chi la percorre.

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