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Attualità 3 min di lettura6 ott

Tom Ford sfida il guardaroba maschile: il perizoma divide Parigi

La prima collezione di Haider Ackermann per Tom Ford mette in scena desiderio, specchi e corpi maschili quasi nudi, riaccendendo il confronto sui limiti della moda.

Il dettaglio che ha acceso la discussione a Parigi non è stato un abito da sera né un accessorio prezioso, ma ciò che mancava: i pantaloni. Alcuni modelli della nuova collezione Tom Ford hanno sfilato con maglioni a collo alto o giacche impeccabili sopra e minuscoli perizomi color carne o rosa pallido sotto, accompagnati da calze trasparenti e mocassini lucidi.

La scelta ha diviso pubblico e commentatori. C’è chi l’ha liquidata come uno spettacolo da baraccone pensato per attirare attenzione e lontano dall’abbigliamento quotidiano; altri vi hanno riconosciuto una provocazione coerente con la storia del marchio e con la volontà di mettere in discussione l’idea tradizionale di eleganza maschile.


Il perizoma riapre una vecchia sfida

Il riferimento più evidente porta alla Primavera/Estate 1997 di Gucci, quando Tom Ford aveva già ideato per l’uomo un perizoma con morsetto dorato. Quel capo, pur rimanendo estraneo alla vita di tutti i giorni, è diventato negli anni un oggetto celebrato nei musei della moda. La nuova proposta riprende dunque un elemento dell’archivio e lo trasferisce in una narrazione diversa.

La polemica rivela anche una disparità culturale ancora presente sulle passerelle. L’esposizione del corpo femminile è stata normalizzata da decenni, mentre la quasi totale eliminazione dei pantaloni dall’abbigliamento maschile continua a essere percepita come una rottura molto più radicale. Per Ackermann, il corpo diventa così il terreno su cui mettere alla prova il codice di compostezza associato all’uomo.


Ackermann cambia il gioco dello sguardo

La collezione Primavera/Estate 2027 è la prima affidata ad Haider Ackermann dopo il passaggio produttivo sotto il gruppo Zegna. La presentazione, organizzata per 250 invitati, si è svolta in un ambiente buio attraversato dai riflessi di grandi pareti specchianti: i modelli avanzavano in piccoli gruppi, si osservavano senza toccarsi e moltiplicavano le proprie immagini nello spazio.

A margine della sfilata, Ackermann ha spiegato la sua intenzione con queste parole: «Il desiderio ha bisogno di aria. Non mi interessa provocare. Mi interessa il rischio di essere libero». Il tema, quindi, non viene affrontato come una semplice esibizione di pelle, ma come una tensione sospesa nell’attimo che precede il contatto.

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Dalla sartoria alla nudità grafica

Un filmato diffuso sulle reti sociali aveva già anticipato questa impostazione: Scott Barnhill accarezzava la propria immagine riflessa fino a sfiorarle le labbra. Lo specchio, tradizionalmente legato al controllo del proprio aspetto e alla seduzione rivolta agli altri, diventa nella lettura di Ackermann uno spazio privato. I modelli sembrano sfilare per se stessi, mentre gli spettatori assumono quasi il ruolo di intrusi.

L’inizio della collezione resta ancorato alla sartoria. Un completo gessato nero, con giacca doppiopetto e pantaloni dritti appena svasati, richiama le proporzioni degli anni Settanta ma le rende più morbide attraverso una costruzione fluida. Seguono impermeabili scivolati, giubbotti e pantaloni ampi a vita alta in pelle verde oliva, nera e nei colori della terra, insieme a completi azzurro polvere e bianco avorio.


La notte scioglie le regole

Con il passare delle uscite, la pelle lascia spazio a bralette metalliche, camicie aperte fino all’ombelico e abiti di seta dal taglio fluido. I bustini steccati compaiono sotto i tessuti leggeri, mentre vestaglie impalpabili e colli alti dalle forme geometriche richiamano l’eleganza fredda e dominante di Histoire d’O. Il rosso intenso dei rossetti del marchio segna il passaggio verso la parte più notturna della presentazione.

Completano il percorso costumi interi neri con profonde aperture sui fianchi, tacchi a spillo e borse da viaggio in coccodrillo e lino. La colonna sonora accompagna la trasformazione: dopo respiri isolati, la sfilata si chiude sulle note di Girls di David Bowie. Il risultato è una sequenza che alterna rigore e scopertura, lasciando proprio al perizoma maschile il compito di condensare il conflitto tra provocazione, libertà e desiderio.

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