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Attualità 1 min di lettura13 ore fa

Tokyo valuta 508 miliardi per la difesa in cinque anni

Il programma aumenterebbe quasi del doppio gli stanziamenti e comprenderebbe droni, missili e acquisti dagli Stati Uniti.

Il governo giapponese sta valutando un piano per la difesa da quasi 500 miliardi di dollari in cinque anni. La proposta, ancora in fase di definizione, è sostenuta dall’esecutivo guidato dalla premier conservatrice Sanae Takaichi.

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Una spesa fino a 508 miliardi

Il nuovo programma potrebbe mobilitare tra 70.000 e 80.000 miliardi di yen, equivalenti a un massimo di 508 miliardi di dollari. La cifra sarebbe quasi il doppio dei 43.000 miliardi previsti dall’attuale piano quinquennale, entrato in vigore nell’anno fiscale 2023.

L’importo non è ancora definitivo. Tokyo sta preparando il bilancio per la fine dell’anno e dovrà aggiornare anche i tre principali documenti strategici dedicati alla sicurezza nazionale. La revisione potrebbe quindi modificare la somma complessiva destinata alle forze armate.

Il piano attualmente in vigore era stato già ampliato rispetto alla dotazione iniziale di 27.500 miliardi di yen. Alla fine del 2022 il Giappone aveva scelto di aumentare le risorse per missili a lunga gittata, munizioni, ricambi e capacità di contrattacco.

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Droni e forniture statunitensi

Tra le nuove priorità figurerebbe l’acquisto di grandi quantità di droni. L’incremento della spesa rafforzerebbe inoltre la cooperazione militare tra Tokyo e Washington, in una regione segnata da tensioni crescenti.

Nel solo anno fiscale 2025 il Giappone ha comprato dagli Stati Uniti armamenti per circa 993 miliardi di yen attraverso il programma statunitense di vendite militari all’estero. Il dato supera di circa 110 miliardi quello dell’anno precedente.

Tra le commesse più costose ci sono i caccia F-35A e F-35B, per 222,7 miliardi di yen complessivi, e gli aerei cisterna KC-46A, pari a 222,4 miliardi. La debolezza dello yen ha fatto aumentare il prezzo delle forniture pagate in dollari, aggiungendo pressione sui conti pubblici mentre il governo considera un’espansione militare senza precedenti.

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