Tirana, il drone e gli scontri: Rama accusa Mosca e Teheran
La capitale albanese è attraversata da una settimana di proteste, tra rabbia studentesca, accuse di corruzione e un presunto attacco contro il palazzo del governo.
Un presunto drone carico di esplosivo, le strade della capitale trasformate in un fronte di scontri e quasi 200 fermi: in Albania la crisi politica ha raggiunto un nuovo livello. Il primo ministro Edi Rama sostiene che dietro l’escalation ci siano potenze straniere e riconduce la regia delle proteste a Mosca e Teheran.
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Il drone alimenta l’accusa di Rama
Secondo le informazioni diffuse dalle autorità, il velivolo sarebbe stato neutralizzato tre giorni fa prima di raggiungere la sede del governo di Tirana. L’obiettivo indicato era un’installazione tridimensionale collocata nel cortile interno del Palazzo di Governo, spazio utilizzato per appuntamenti ufficiali e manifestazioni.
Rama ha escluso che un piano simile possa essere stato ideato e realizzato da studenti, giovani o minorenni. «Dio sa quali sarebbero state le conseguenze», ha affermato, prima di aggiungere: «Questa è una mano straniera». Il primo ministro sostiene la stessa tesi dall’inizio delle mobilitazioni e la collega agli episodi contro edifici pubblici, banche e attività commerciali.
La capitale tra pietre e lacrimogeni
L’ultimo episodio di violenza si è verificato domenica 18 ottobre lungo il viale Dëshmorët e Kombit, nel cuore di Tirana. I manifestanti hanno cercato di raggiungere la sede dell’esecutivo e hanno scagliato pietre contro la polizia, che ha risposto con i lacrimogeni.
A difesa del palazzo sono state impiegate le Forze di intervento rapido, le unità speciali Eagles, numerosi furgoni e due veicoli con cannoni ad acqua. Nella stessa serata, il piano terra di un commissariato è stato incendiato e almeno 16 agenti sono rimasti feriti.
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Studenti e fenicotteri contro il governo
La protesta coinvolge anche gli universitari, alle prese con strutture degradate e con un costo della vita che rende sempre più pesante sostenere gli studi lontano da casa. Le manifestazioni studentesche durano da una settimana e non sono state sempre pacifiche.
Accanto ai giovani si muove il gruppo dei cosiddetti “fenicotteri”, impegnato da oltre quattro mesi in iniziative soprattutto pacifiche. Il movimento contesta la corruzione e un’intesa del governo, ormai al quarto mandato, con Jared Kushner, genero di Donald Trump, per realizzare una struttura di lusso lungo una costa sottoposta a tutela. L’accordo viene giudicato poco trasparente dai manifestanti.
Fermi e tensione ancora alta
Le autorità riferiscono che le persone fermate sono quasi 200. La mobilitazione, partita come contestazione politica e sociale, si è così trasformata in una crisi che mette insieme il disagio degli studenti, la denuncia degli oppositori e le accuse del governo su presunte interferenze dall’estero.
Rama ha presentato il drone come un possibile salto di qualità rispetto alle proteste e agli attacchi dei giorni precedenti. Intanto, nella capitale, il rafforzamento della presenza di polizia segnala il timore di nuovi assalti agli edifici istituzionali.
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