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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

The Strokes a Bologna: la sorpresa che nessuno si aspettava

L’unica tappa italiana del gruppo newyorkese ha unito i brani più amati alle novità dell’ultimo album, con un inatteso omaggio alla tradizione partigiana.

A Bologna la sorpresa non è arrivata da una vecchia hit, ma da «Bella ciao». Fabrizio Moretti, batterista italiano degli The Strokes, ha iniziato a intonare il canto partigiano durante il concerto all’Unipol Arena, coinvolgendo Julian Casablancas e un’arena gremita prima di riprendere le bacchette e lanciare «Lonely in the Future».

L’episodio ha riassunto bene il momento vissuto dalla band: il pubblico cercava i brani entrati nella storia del rock, mentre il gruppo ha mostrato di non voler restare prigioniero del proprio passato. Dopo ventotto anni di carriera, gli Strokes continuano a riempire i palazzetti, ma sul palco portano anche una versione più inquieta e imprevedibile di se stessi.

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Bologna ritrova una band cambiata

L’ultima apparizione italiana degli Strokes risaliva al 2011, a Vigevano, in un concerto segnato da problemi tecnici e concluso con una scaletta accorciata. A Bologna, invece, l’unica data nazionale del nuovo giro di concerti ha registrato il tutto esaurito, con biglietti diventati rapidamente difficili da trovare.

Casablancas è entrato in scena con un lungo cappotto nero e occhiali da sole, nonostante il caldo, mantenendo quell’abbigliamento per tutta la serata. Ha spesso cantato rivolto verso il fondo del palco e si è mosso senza cercare un rapporto convenzionale con il pubblico, ma la distanza si è dissolta già al secondo brano, quando è partita «Reptilia».

La scaletta ha affiancato «Hard to Explain», «Someday», «Last Nite», «Take It or Leave It» e «The Adults Are Talking» alle composizioni più recenti. L’apertura è stata affidata a «Tyrants of the Mellow Moon», mentre «Dine N’ Dash» e «Lonely in the Future» hanno confermato la volontà del gruppo di allargare il proprio repertorio.


Il passato resta, ma non comanda

Nel 2001 «Is This It?» aveva imposto gli Strokes come riferimento del ritorno del rock garage, grazie alla voce svogliata di Casablancas e a una formula apparentemente semplice. Da allora, ogni deviazione è stata confrontata con quel modello: «Room on Fire» nel 2003, gli esperimenti di «Angles» e «Comedown Machine», fino all’equilibrio diverso di «The New Abnormal» nel 2020.

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«Reality Awaits», uscito lo scorso luglio e prodotto da Rick Rubin, ha aggiunto un altro elemento di rottura. L’uso dell’Auto-Tune sulla voce di Casablancas ha diviso ascoltatori e critici, ma rappresenta anche uno degli aspetti più riconoscibili del disco. La band ha risposto alle critiche del recensore musicale Anthony Fantano con «Lonely in the Future», brano eseguito anche a Bologna.

Casablancas ha conservato inoltre la consueta libertà sul palco. In passato ha cambiato parole, rallentato canzoni e accolto con ironia le richieste dei fan: a chi gli domandava un brano aveva replicato, in sostanza, che quello era il modo migliore per non sentirlo mai più. A Bologna, quando ha chiesto quanti spettatori non fossero della città, ha poi suggerito scherzosamente agli altri di uscire dall’arena.


Una serata anche politica

Il legame degli Strokes con temi più ampi della musica è emerso di recente anche negli Stati Uniti. Il 2 ottobre, durante il concerto di Flushing Meadows a New York, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez hanno introdotto la band parlando di disuguaglianze economiche e contrasto all’autoritarismo.

A Bologna, il richiamo politico è passato invece attraverso un momento spontaneo e condiviso. Moretti ha trasformato «Bella ciao» in un coro collettivo, prima che la band tornasse alla propria scaletta e al suono del nuovo album.

Gli Strokes che hanno lasciato l’Unipol Arena non erano quelli del 2001, e proprio questa distanza ha dato senso alla serata. Restano capaci di far cantare e saltare migliaia di persone con «Reptilia» e «Last Nite», ma non sembrano più interessati a ripetere all’infinito la formula che li ha resi famosi.

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