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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

TFS pubblico, attese azzerate nel 2030, rate addio nel 2035

La legge di Bilancio prevede aumenti graduali delle somme liquidate subito, con costi per lo Stato di 4,18 miliardi.

La riforma del trattamento di fine servizio per i dipendenti pubblici porterà alla cancellazione dell’attesa iniziale dal 2030 e all’eliminazione delle rate nel 2035.

Il percorso non riguarderà però tutti i lavoratori nello stesso modo. Chi accederà alla pensione anticipata o lascerà volontariamente il posto continuerà a essere sottoposto ai tempi più lunghi previsti dalla normativa attuale.

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I tempi per ricevere il TFS

Oggi, per chi va in pensione per vecchiaia o raggiunge i limiti di età, il primo pagamento arriva dopo dodici mesi dalla cessazione del lavoro. A questo periodo si aggiungono altri novanta giorni concessi all’Inps per completare i calcoli e le procedure amministrative.

La riduzione scatterà per chi maturerà i requisiti dal 2027. In quell’anno l’attesa complessiva scenderà a nove mesi, mentre nel 2028 sarà ridotta a sei. Per le cessazioni del 2029 resteranno tre mesi; dal 2030 il differimento previsto dalla legge verrà cancellato, lasciando soltanto i tempi tecnici necessari alla liquidazione.


Le rate diventano più alte

La seconda parte dell’intervento riguarda il pagamento frazionato, introdotto nel 2010. Attualmente il TFS viene versato in un’unica soluzione solo se non supera i 50.000 euro lordi. Oltre quella cifra, l’importo viene distribuito in due o tre versamenti annuali, in base al totale maturato e alla soglia dei 100.000 euro.

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Il limite per ottenere subito l’intera somma salirà a 60.000 euro nel 2031, a 70.000 nel 2032, a 80.000 nel 2033 e a 90.000 nel 2034. La rateizzazione scomparirà completamente nel 2035, quando il trattamento sarà pagato in un solo versamento indipendentemente dall’importo complessivo.


Costi e lavoratori esclusi

La gradualità è legata alle conseguenze sui conti pubblici. Secondo le stime della Ragioneria Generale dello Stato, l’anticipo dei pagamenti comporterà un esborso complessivo di circa 4,18 miliardi di euro tra il 2027 e il 2036.

Le nuove regole interesseranno oltre 36mila dipendenti pubblici ogni anno, con somme medie vicine ai 100.000 euro. La distribuzione nel tempo delle maggiori uscite serve a recepire la sentenza 130/2023 della Corte Costituzionale senza concentrare subito l’impatto finanziario sul bilancio statale.

Per chi sceglierà il pensionamento anticipato o presenterà dimissioni volontarie resteranno invece i differimenti più pesanti, che possono durare da due a quattro anni. La disciplina precedente continuerà inoltre ad applicarsi a chi avrà maturato i requisiti prima del 2027, lasciando aperto il confronto parlamentare sull’ampiezza della disparità tra i diversi gruppi di lavoratori.

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