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Attualità 2 min di lettura3 ore fa

Texas, muore un 53enne venezuelano in custodia dell'Ice

Fran Gregory Portillo-Zapata è deceduto in ospedale dopo il ricovero e una richiesta di scarcerazione per motivi sanitari

Fran Gregory Portillo-Zapata, venezuelano di 53 anni, è morto il 29 ottobre in un ospedale di San Antonio mentre si trovava sotto la custodia dell’Ice. È il 30° decesso registrato tra le persone detenute dall’agenzia statunitense nel 2026.

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Le condizioni del detenuto

Portillo-Zapata era stato fermato dagli agenti dell’Ice durante un controllo stradale e portato al Karnes County Immigration Processing Center. Il 30 settembre, dopo un peggioramento delle sue condizioni, è stato trasferito d’urgenza al North Central Baptist Hospital, dove è deceduto quasi un mese dopo.

Nel bollettino dell’agenzia sono indicate una sepsi grave, una pancreatite acuta e una malattia renale allo stadio terminale, associate a un’insufficienza di più organi. La sua avvocata Anna L. Flores, condirettrice di Raices, ha riferito che la struttura detentiva non disponeva delle cure necessarie: “In cella non poteva ricevere cure mediche adeguate”.


La richiesta respinta dai tempi

Il giorno del ricovero, la difesa ha presentato un ricorso di habeas corpus alla Corte distrettuale occidentale del Texas. L’istanza sosteneva che la permanenza in custodia, considerate le patologie gravi e il loro peggioramento, violasse le garanzie del giusto processo previste dal Quinto emendamento.

I legali hanno chiesto il rilascio immediato oppure il trasferimento in una struttura alternativa per ragioni umanitarie e sanitarie. Il tribunale non ha però deciso prima della morte del 53enne. L’Ice ha ricordato che l’uomo era stato arrestato anche nel 2023, dopo due attraversamenti irregolari del confine tra Stati Uniti e Messico.

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Le reazioni politiche

Secondo i registri di Detention Watch Network e di altre organizzazioni, Portillo-Zapata è la 30ª persona morta sotto la custodia dell’Ice nel 2026 e la 62ª dall’insediamento dell’amministrazione Donald Trump. L’agenzia afferma nelle comunicazioni sui decessi di garantire ambienti sicuri e umani, oltre a un’assistenza sanitaria completa.

Silky Shah, direttrice esecutiva di Detention Watch Network, ha definito il decesso “il risultato diretto di un sistema in cui le detenzioni vengono prima della vita umana”. Sirine Shebaya, direttrice del National Immigration Project, ha invece ricordato che la chiusura del procedimento giudiziario dopo la morte lascia aperto il dubbio sulle ragioni per cui un detenuto gravemente malato sia rimasto in cella.

La vicenda ha alimentato le critiche alla politica migratoria federale alla vigilia delle elezioni di metà mandato. Il segretario alla Sicurezza interna Marwayne Mullin ha assicurato che le deportazioni continueranno, mentre la senatrice del Minnesota Peggy Flanagan ha chiesto un sistema fondato sulla sicurezza pubblica, sulla dignità e sul giusto processo.

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