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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Teresa, attrice di 33 anni, scopre il lipedema

Anni di diete e visite senza risposte per le gambe gonfie, poi la diagnosi di una patologia cronica

Teresa, attrice di 33 anni, ha scoperto di avere il lipedema dopo anni trascorsi senza una diagnosi. La patologia aveva modificato soprattutto gambe e caviglie, condizionando la sua vita quotidiana e il rapporto con il proprio corpo.

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I primi sintomi durante la pubertà

I cambiamenti sono comparsi nel periodo della pubertà, mentre il resto del corpo cresceva in modo regolare. Gli arti inferiori, invece, hanno iniziato ad assumere una forma che Teresa descrive come “a colonna”, diversa da quella delle sue coetanee.

Per molto tempo l’attrice ha cercato spiegazioni anche autonomamente, digitando in rete espressioni legate al gonfiore e alla sproporzione delle gambe. Le visite mediche non hanno portato a una risposta precisa: le veniva consigliato di perdere peso, nonostante non fosse mai stata in sovrappeso.


Diete e allenamento senza risultati

Teresa ha raccontato di essersi sottoposta a diete, allenamenti e attività in palestra. Nessuno di questi tentativi, però, aveva modificato l’aspetto delle gambe. “Facevo palestra, diete e ogni tipo di allenamento, ma le mie gambe non cambiavano mai di un millimetro”, ha ricordato parlando della lunga ricerca di una soluzione.

Secondo il suo racconto, i medici avevano attribuito il problema al fatto di essere “un po’ in carne”. L’assenza di una diagnosi ha alimentato il senso di colpa e l’ha spinta a nascondere il più possibile le gambe, con conseguenze pesanti anche sul piano psicologico.

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Le difficoltà nel vestirsi

Il lipedema di quinto tipo, localizzato nelle gambe e nelle caviglie, rendeva complicate anche attività comuni. Teresa non riusciva a chiudere i cinturini dei sandali e trovava difficilmente stivali abbastanza larghi per le sue gambe.

“Ero obbligata a indossare sempre pantaloni larghi o gonne lunghissime e pesanti”, ha spiegato. L’imbarazzo nel mostrare gli arti la portava così a scegliere abiti capaci di coprirli, limitando ulteriormente le sue possibilità nella vita di tutti i giorni.

La diagnosi ha permesso a Teresa di dare un nome a una condizione che per anni era stata interpretata come semplice sovrappeso. La sua esperienza è stata raccontata in un’intervista a Vanity Fair, ripresa da Il Fatto Quotidiano.

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