Bullismo e disagio giovanile, alleanza tra istituzioni e sport
Alla Camera il confronto su prevenzione, social, sicurezza digitale e sostegno psicologico agli adolescenti
Luca Massaccesi ha spiegato che circa quattro adolescenti su dieci studiano e sorridono mentre nascondono ansia e vuoto, definiti dall’Osservatorio “affaticati silenziosi”. Il presidente ha citato anche la Maratona del Rispetto, iniziativa con cui l’organismo ha raccolto testimonianze dei ragazzi in diverse città italiane.
Alla Camera dei deputati si sono tenuti lunedì 2 novembre gli Stati generali dell’educazione e della prevenzione, dedicati al bullismo e al disagio giovanile. Rappresentanti delle istituzioni, della magistratura, delle forze dell’ordine, dello sport e del Terzo settore hanno discusso una strategia condivisa per intervenire prima che le fragilità si trasformino in emergenze.
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I numeri del disagio adolescenziale
L’incontro, promosso da Enzo Amich con l’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile, ha preso le mosse dal rapporto 2026 dell’organismo, intitolato “Connessi a tutto. Soli dentro.”. Il documento segnala che il 37,79% degli adolescenti ha subito prevaricazioni nell’ultimo anno. Le forme di bullismo fisico risultano meno frequenti, mentre crescono esclusione, isolamento e sofferenza emotiva.
Il 41,27% dei ragazzi vive con il timore di non essere all’altezza e il 30,21% prova spesso disagio per il proprio corpo. Il 40,90% descrive come abituale una sensazione di spegnimento emotivo; il 24,30% pensa regolarmente che gli altri starebbero meglio senza di lui e il 19% riferisce pensieri autolesivi o legati alla rinuncia alla vita. Chiedere aiuto è difficile per il 47,47%, mentre il 42,96% percepisce lontani genitori, insegnanti e allenatori.
Luca Massaccesi, alla guida dell’Osservatorio, ha indicato negli adolescenti che nascondono il proprio malessere il gruppo più difficile da intercettare. “Il problema non è solo il disagio giovanile, ma il disagio non raccontato”, ha affermato, spiegando che lo sport può diventare un luogo di ascolto, fiducia e tutela della salute psicologica.
Social e responsabilità digitale
Una parte consistente delle difficoltà si sviluppa sulla rete. Il 52,35% degli intervistati afferma che i social influenzano pensieri e comportamenti, il 43,90% controlla il telefono in modo compulsivo, il 35,64% si imbatte frequentemente in materiali violenti o traumatici e il 30,96% ritiene che l’intelligenza artificiale lo comprenda più delle persone vicine.
Marco Ludovico, dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, ha sostenuto che la protezione dei minori non passa dal semplice divieto degli strumenti digitali, ma dalla formazione di ragazzi, famiglie e scuola. La Polizia Postale ha ricordato di incontrare ogni anno quasi mezzo milione di studenti e di averne raggiunti quasi 100.000 in due settimane dopo recenti episodi di violenza negli istituti.
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Stefano Epifani ha invece richiamato il peso degli algoritmi nella diffusione dei contenuti divisivi. A suo giudizio, le piattaforme possono favorire conflitto e ostilità quando puntano a massimizzare le interazioni. Nel confronto sono stati ricordati sia la risoluzione del Parlamento europeo del 26 novembre 2025, sia l’Eu Kids Act presentato dalla Commissione nel settembre 2026, con l’obiettivo di limitare per i minori i sistemi di raccomandazione fondati sull’interazione e le pratiche capaci di generare dipendenza.
Prevenzione e ruolo dello sport
Simonetta Matone, componente della XII Commissione Affari Sociali della Camera, ha osservato che i casi di bullismo oggi raggiungono una dimensione nazionale anche perché aggressioni e pestaggi vengono registrati e diffusi online. Ha richiamato gli strumenti introdotti dal decreto Caivano, compreso il coinvolgimento della Procura minorile, dei genitori e dei servizi sociali nei percorsi rivolti anche ai minori non imputabili.
Secondo Matone, l’intervento deve essere rapido e può includere misure sanzionatorie con finalità educativa. La convinzione di non dover subire conseguenze, ha spiegato, alimenta i comportamenti del bullo.
Il rapporto segnala comunque risorse su cui lavorare: il 71,48% dei ragazzi riconosce una figura adulta positiva, il 68,67% sostiene concretamente una persona amica in difficoltà e il 63,97% trova nello sport e nelle discipline creative un aiuto per equilibrio, fiducia e appartenenza. All’iniziativa è stato collegato anche “Oltre la medaglia”, documentario realizzato dall’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile.
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