Teatro Argentina, confermata la condanna per la morte dell’operaio
La Cassazione ha respinto il ricorso della responsabile: un anno e quattro mesi per omicidio colposo
La Cassazione ha reso definitiva la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per la responsabile dell’impresa di pulizie coinvolta nella morte di un operaio al Teatro Argentina di Roma. L’incidente era avvenuto nel 2017 durante un intervento straordinario sotto il palcoscenico.
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La decisione dei giudici
La sentenza della quarta sezione penale ha confermato il verdetto emesso dal Tribunale di Roma il 27 marzo 2024 e già ribadito dalla Corte d’appello il 21 novembre 2025. La pena, stabilita per omicidio colposo, è stata sospesa condizionalmente.
La difesa aveva impugnato la decisione, mettendo in discussione l’attribuzione delle responsabilità e il peso dato ad alcune testimonianze. I legali avevano richiamato anche le caratteristiche dell’attività svolta e l’organizzazione del lavoro all’interno del teatro. La Suprema Corte ha però giudicato infondati i motivi del ricorso.
La caduta nel vano dei montacarichi
Nell’estate del 2017 l’uomo, dipendente di una società incaricata delle pulizie del Teatro Argentina, era stato destinato a un compito diverso da quelli abituali. Doveva intervenire nel vano dei montacarichi collocato sotto il palco, conosciuto anche come «fossa» o «buca dei ponti».
Per entrare nell’area era necessario utilizzare una scala portatile soltanto appoggiata, priva di ancoraggio. Il lavoratore cadde mentre eseguiva le operazioni e morì. Il locale presentava inoltre illuminazione insufficiente, un pavimento coperto di grasso e l’assenza di dispositivi capaci di ridurre il rischio di precipitazione.
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Rischi non valutati dall’impresa
Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, la responsabile non aveva fornito al dipendente istruzioni specifiche sull’impiego della scala in quelle condizioni. Prima di accettare l’incarico straordinario, inoltre, non aveva verificato direttamente l’area né esaminato i pericoli legati all’intervento.
La Cassazione ha rilevato che la responsabile «non aveva effettuato alcun sopralluogo né analizzato o verificato le caratteristiche del luogo di lavoro». Un controllo preventivo avrebbe consentito di scegliere un’attrezzatura più adatta, predisporre protezioni individuali e addestrare il personale incaricato.
Per i giudici, l’omissione della valutazione sui rischi specifici espose l’operaio a condizioni pericolose durante un’attività non ordinaria. La conferma della condanna chiude il procedimento giudiziario avviato dopo l’incidente.
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