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Attualità 3 min di lettura13 ott

Taranto resta bloccata, Genova cerca la via d’uscita: cosa succede ora

I presidi degli operai dell’Ilva paralizzano le strade tarantine e mettono a rischio gli autobus, mentre a Genova prende forma un piano alternativo per salvare la produzione.

A Taranto la protesta degli operai dell’Ilva sta già producendo conseguenze concrete: i blocchi stradali hanno rallentato il traffico e ostacolato il rifornimento di carburante degli autobus. A Genova, intanto, i lavoratori provano a evitare la cassa integrazione elaborando con le istituzioni una soluzione autonoma per mantenere attivo lo stabilimento di Cornigliano.

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Taranto, strade e autobus nel caos

I presidi sono proseguiti per tutta la notte lungo la Statale 106 e sulla strada Bari-Taranto, interrompendo i principali collegamenti in entrata e in uscita dalla città, sia verso nord sia verso sud. Le code si sono allungate soprattutto lungo le direttrici di uscita, mentre cominciano a emergere problemi anche per la distribuzione del carburante.

Il blocco dei varchi della raffineria Eni impedisce infatti alle autocisterne di raggiungere regolarmente le proprie destinazioni. Fino a lunedì sera, 37 mezzi risultavano fermi all’interno dell’impianto. La difficoltà ha coinvolto Kyma Mobilità, che non è riuscita a completare il normale rifornimento di gasolio per gli autobus.

La società ha avvisato gli utenti che la programmazione potrebbe subire “significative modifiche”. Non è però ancora disponibile un quadro preciso delle corse garantite: Kyma Mobilità ha spiegato che, finché il blocco resterà attivo, non sarà possibile indicare con certezza quali servizi funzioneranno regolarmente.

Per i cittadini l’incertezza riguarda quindi gli spostamenti verso il lavoro, le scuole e le strutture sanitarie. La continuità del trasporto pubblico dipenderà dalla possibilità di ripristinare i rifornimenti dei mezzi.


Genova prova a salvare la produzione

Nel capoluogo ligure gli operai hanno trascorso la notte davanti alla prefettura, dove hanno montato le tende, e hanno organizzato una grigliata aperta alla cittadinanza. All’iniziativa ha partecipato anche il presidente della Regione Marco Bucci.

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Durante la visita del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, i lavoratori gli hanno consegnato una lettera con un progetto alternativo. L’ipotesi prevede l’acquisto di materiale sul mercato per lavorarlo negli stabilimenti di Cornigliano e Novi Ligure e procedere poi alla vendita del prodotto finito.

Il piano servirebbe a mantenere operative le attività liguri nel caso in cui la Cassazione confermasse il 20 ottobre il fermo dell’area a caldo di Taranto, dalla quale arrivava il materiale destinato alla laminazione in Liguria. La prospettiva attuale riguarda circa 2.000 dipendenti, per i quali i commissari straordinari hanno già prospettato la cassa integrazione.

La sindaca di Genova Silvia Salis ha lasciato aperta una possibilità di soluzione: “I commissari sono al lavoro per una soluzione”. Le attività, inizialmente indicate come destinate a fermarsi entro il 15 novembre, potrebbero invece concludersi una settimana prima, secondo quanto emerso nelle ultime ore.


Il governo prepara gli ammortizzatori

Nel pomeriggio il Consiglio dei ministri dovrebbe esaminare un decreto per finanziare la cassa integrazione destinata a circa 9.000 lavoratori. La prima copertura economica dovrebbe garantire almeno tre mesi di sostegno, mentre la ministra del Lavoro Marina Calderone ha indicato in otto mesi l’orizzonte entro il quale completare la vendita a un nuovo acquirente.

La prospettiva lascia intravedere una vertenza lunga e complessa. Per questo Fim, Fiom, Uilm e Usb chiedono di rafforzare il provvedimento con incentivi alle uscite, misure per i prepensionamenti e una disposizione specifica per consentire ai dipendenti esposti all’amianto di lasciare prima il lavoro.

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